Grandi margini per l’abbattimento «Rifaremo nuovi alloggi popolari»

MilanoCostruire su quel terrazzino che s’affaccia sulla Madonnina non si può. Vietato anche allargarsi sul balcone che guarda su Montenapoleone. Off limits perché sia piazza Duomo sia il quadrilatero della moda sono all’interno della Cerchia dei Bastioni. Il piano casa non vale, non può essere sfruttato da chi possiede immobili nel cuore di Milano, dove le aree sono sottoposte a vincoli di ogni genere. È già una certezza anche se a stabilire esattamente quali saranno le aree da non toccare spetta alla Regione Lombardia che, tra qualche giorno, sta mettendo le regole nero su bianco.
Dunque, esclusa la zona «in» del capoluogo lombardo è possibile altrove beneficiare di scontri, sgravi e incentivi con però un’altra condizione che, comunque, vale per tutt’Italia: purché non si viva in condominio. Dov’è, allora, applicabile (e come) il piano casa? Be’, su tutta la periferia, da San Siro al Gratosoglio passando per Muggiano e la Bovisa: quartieri popolari e non dove, secondo legge, esistono «edifici residenziali uni o bifamiliari» ovvero ville e villette. Ma, attenzione, «su questi immobili che sono solo qualche migliaio» chiosa Carlo Masseroli, assessore comunale allo Sviluppo del territorio, «l’impatto del piano casa sarà limitato». Traduzione: per i proprietari è, naturalmente, possibile applicare tutto quanto previsto dal piano casa ma, diciamo, il ritorno economico per magutt e capomastri non è certo da capogiro poiché «a Milano ci sono soprattutto palazzi e condomini». E, poi in altri quartieri dove le norme potrebbero avere un impatto più importante c’è di mezzo la Sovrintendenza: «Alla Maggiolina, al Q8 e nella zona di viale Corsica ci sono molte villette. Per questi quartieri abbiamo aperto un tavolo con la Sovrintendenza ai beni architettonici, proprio per definire delle linee guida che, senza bloccare le possibili edificazioni, fissino però degli indirizzi sul modo in cui la si potrà costruire».
Paletti chiari che vanno di pari passo con la volontà della giunta regionale guidata da Roberto Formigoni sia di «tener conto del contesto urbanistico» - un conto è allargare una baita in montagna un altro è aumentare le volumetrie a cinque fermate di una villa a Milano - che di dar corpo e sostanza ad un iter procedurale più snello e agile rispetto al passato per chi volesse trasformare quelle strutture che non hanno abitabilità, esempio, un magazzino in una casa.
E, comunque, il clou del piano casa in versione ambrosiana sta nella parte che consente di demolire e ricostruire edifici residenziali e industriali aumentando le volumetrie del 35 per cento grazie alla promozione di maggiori prestazioni in tema di risparmio energetico. «Abbattere e ricostruire le case popolari di Aler e del Comune sono un’opportunità» spiega Masseroli «per realizzare nuovi alloggi in più».