Grandi opere? Il Comune si ricordi anche dei tombini

Un acquazzone e Milano si allaga. Stavolta c'è andata di mezzo anche la Galleria con inevitabile protesta dei commercianti che pagano fior di affitti al Comune. Non è una novità ma un ritorno al passato: capitava spesso anni fa. Anche se non è tanto difficile impedire che un po' di pioggia trasformi piazza della Repubblica e tante altre strade di Milano in una specie di palude. Basta pulire i tombini. Cosa che avveniva regolarmente quando a Palazzo Marino c'era Gabriele Albertini. Un sindaco che, con malcelato compiacimento, amava definirsi un «semplice amministratore di condominio».
Sono quei piccoli problemi che una città, qualsiasi città, deve affrontare ogni giorno. Problemi, probabilmente, fastidiosi e noiosi per chi amministra; problemi che non danno né lustro né gloria. A chi verrebbe in mente di dire «bravo sindaco» perché andando in giro sotto la pioggia non trova le strade allagate? A quale giornale verrebbe in mente di fare un titolo tipo «Nubifragio su Milano, la Galleria non si allaga»? A nessuno.
Sono pero quei problemi (piccoli?) che alla lunga restano nella mente della gente perché, se risolti, evitano ai cittadini un'infinità di fastidi, piccoli e grandi. Sono quei problemi che si riassumono in una sola parola: efficienza. È vero, Milano in questo momento deve affrontare questioni assai più importanti dei tombini: c'è in ballo il destino di Linate e Malpensa, c'è in ballo l'Expo, che giorno dopo giorno, diventa un nodo sempre più intricato. Ma non si vive di solo Expo.
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