Grandi opere, a dicembre ultimati i lavori del Passante di Mestre

Sistemato il maxi-monolite di calcestruzzo del peso di 12 mila
tonnellate, che dal primo ottobre 40 martinetti stavano spingendo sotto i quattro binari della Padova-Mestre. Galan: "E' una delle sfide che il Veneto sta vincendo"

Venezia - È fatta, l’ultima "grande opera" del Passante è al suo posto. Ha infatti terminato la sua corsa il gigantesco monolite di calcestruzzo, del peso di 12 mila tonnellate, che dal primo ottobre quaranta martinetti stavano spingendo sotto i quattro binari della ferrovia Padova - Mestre in località Vetrego del Comune di Mirano.Il monolite è stato installato senza che si rendesse necessario bloccare il transito dei treni della linea tradizionale e di quella ad alta velocità.

"Ora il percorso del Passante è tutto in discesa - conferma il presidente del Veneto Giancarlo Galan - e i lavori saranno portati a termine a dicembre, come previsto". Lo stesso Galan aveva voluto essere presente, assieme all’assessore Renato Chisso, all’avvio della spinta, lunga 70 metri, di quella che sta per diventare la carreggiata est del grande sottopasso ferroviario. Il Passante insomma prende forma, giorno dopo giorno, per risolvere quello che oggi è forse il più grosso nodo viario d’Europa, la tangenziale di Mestre, dove si sta scaricando da anni il peso crescente dell’aumento della mobilità, anche locale, e soprattutto dei traffici merci con i paesi dell’Est. Per Galan "il Passante è stata una sfida, ormai vinta, contro i tanti no e i tanti distinguo che ne hanno ritardato per anni la realizzazione".

"Una delle tante sfide che il Veneto sta vincendo", afferma con soddisfazione, guardando come è cambiata in positivo la Regione sotto la sua presidenza. L’elenco delle grandi opere è infatti lungo e si amplia di continuo, nonostante trent’anni di no pregiudiziali, di opposizioni preconcette o magari di suggerimenti interessati dell’ultimo minuto, politicamente più corretti ma il cui effetto è di nuovo uno stop. "Che è l’unica cosa che di sicuro non possiamo permetterci, soprattutto nel settore delle infrastrutture - conclude Galan - che non servono solo a noi e alla qualità della vita dei nostri cittadini, ma a tutto il Paese".