Grandi opere, il governo imbarca Cgil, Cisl e Uil

Il leader dell’Italia dei valori: coinvolgeremo i sindacati. Ma sul Ponte di Messina è attrito con Bonanni. Angeletti: «Si trovino le risorse»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Concertazione con il sindacato anche per le grandi opere. Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, è riuscito a incassare l’ok di Cgil, Cisl e Uil al suo programma di prosecuzione selettiva del potenziamento della rete stradale, ferroviaria e marittima del Paese.
Il beneplacito delle tre confederazioni non era scontato considerate le dichiarazioni discordanti dei membri dell’esecutivo nei primi giorni di governo. Ma l’incontro di ieri è stato decisivo in quanto Di Pietro ha assicurato ai tre segretari Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti un ampio coinvolgimento delle organizzazioni nel processo decisionale. Anzi, è stato lo stesso Di Pietro ad ammettere come i sindacati siano stati determinanti per orientare il governo. «Le parti sociali - ha dichiarato il ministro - hanno fatto un’affermazione molto importante: le infrastrutture non devono far parte della discussione della prossima finanziaria, ma rappresentano “la discussione”. E devono fare da volano allo sviluppo dell’economia».
Ma l’accordo non si è limitato solo al metodo, ma anche al merito. «C’è stata sintonia - spiega il segretario della Cisl Raffaele Bonanni al Giornale - su come completare non solo i grandi corridoi europei rispetto ai quali siamo in ritardo di sei anni rispetto agli altri Paesi, ma anche su come innervare le reti locali». E, soprattutto, si è posto nuovamente al centro della discussione il problema Mezzogiorno. «Abbiamo spiegato - aggiunge Bonanni - che al Sud bisogna redistribuire qualcosa in quanto il project financing può essere utilizzato solo laddove le tariffe consentono all’investimento di ripagarsi». Di qui l’appoggio alla richiesta che il ministro si appresta a fare ad Autostrade per dare il suo assenso alla fusione con Abertis: destinare parte dei pedaggi (o anche approvarne un lieve aumento) per realizzare investimenti stradali fuori dalla Convenzione con lo Stato, come la Salerno-Reggio Calabria.
La questione Ponte sullo Stretto, invece, non ha registrato sostanziali passi avanti. L’opera, che Bonanni ha particolarmente a cuore, non è nell’elenco delle urgenze di Di Pietro. Secondo il ministro, prima sarà necessario completare il potenziamento dei collegamenti ferroviari come quelli Napoli-Reggio Calabria e Catania-Messina e solo in un secondo momento si potrà discutere della reale fattibilità dell’opera. Il documento sulle priorità infrastrutturali del Paese allegato al Dpef, ha aggiunto il ministro, «andrà all’approvazione del Cipe di venerdì 21 luglio». In seguito sarà discusso dal Parlamento, dalla Conferenza Stato-Regioni e dai ministeri competenti per trasformarsi in un documento collaterale alla Finanziaria.
Ovvia soddisfazione è stata espressa anche dal segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. «L’ammodernamento delle infrastrutture - ha detto - è condizione di sviluppo e competitività del sistema Paese». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il leader della Uil, Luigi Angeletti. «Trovare risorse per finanziare le infrastrutture - ha detto - è il problema della Finanziaria. Senza questo non aumenterebbe il Pil e non rientreremmo nei parametri di Maastricht». Tutte le ulteriori determinazioni sono state rinviate a un nuovo tavolo di concertazione sui trasporti a Palazzo Chigi.
Insomma, per ora l’unica certezza è rappresentata dagli 1,8 miliardi di euro destinati alle Ferrovie e al miliardo per l’Anas previsti dalla manovrina. Ma due risultati concreti ci sono dal punto di vista politico. Il primo è la riaffermazione del sindacato come interlocutore privilegiato dell’esecutivo Prodi. Il secondo è il successo personale di Bonanni che ha coagulato attorno a sé Cgil e Uil sia sulle problematiche infrastrutturali (convergenza dettata anche dalla volontà di continuare a incidere) che sulla posizione fortemente critica nei confronti dell’operazione Autostrade-Abertis.