Grandi opere, grandi no

Non c’è pace per la Tav. Romano Prodi ha detto che la Tav si farà, punto e basta. Fausto Bertinotti ha detto che non se ne parla neanche. Tra loro due un vero e proprio oceano di se, di ma, di forse. Il centrodestra, nonostante i movimenti di sinistra, di fatto ha cominciato a fare.
Non c'è dubbio che ci sia qualcuno nel centrosinistra che le grandi opere le voglia anche fare. Ma questo gruppetto sparuto ha a che fare con chi di queste cose non ne vuol sentir parlare. Dirà il lettore, problemi loro. D'accordo, ma è bene ricordare agli elettori che se vogliono le grandi opere non possono votare una coalizione dove chi le vorrebbe non può fare a meno dei voti di chi assolutamente non le vuole. Semplice. E non ingannino i se e i ma, perché non sono - nella maggior parte dei casi - sinceri. Sono solo dei sedativi che chi vorrebbe fare le opere dà a chi quelle non le vuole fare. Per tenerli buoni, almeno in campagna elettorale. Dopo, finita la festa, gabbata la Tav. L'importante è presentarsi agli elettori meno rissosi possibile.
Il problema più grosso è che non si tratta di un caso, quello della Tav, ma che è una vera e propria questione culturale.
Buona parte della sinistra ritiene che le grandi opere siano, alla fine, un fatto negativo per l'ambiente e che questo sia il punto privilegiato di osservazione e di giudizio. Il centrodestra ritiene, viceversa, che le grandi opere siano, più semplicemente una necessità. E che siano un bene perché rispondono a questa necessità. Naturalmente, con tutte le cautele e le precauzioni indispensabili per non nuocere all'ambiente in modo irreparabile.
Fa letteralmente ridere chi continua a dire che in Italia le merci viaggiano troppo su strada e poco su rotaia. Tra l'Italia e la Francia il 70 per cento di esse viaggia su gomma. Quindi, Verdi in testa, tutti sostengono che ci vuole più rotaia e meno gomma. Non è chiaro dove vogliano far passare queste rotaie perché qualsiasi proposta per farle passare da qualsiasi parte viene regolarmente bocciata. Lo stesso dicasi per le strade e le autostrade a rischio. Nessuno, naturalmente, se la sente di non riconoscere i problemi degli automobilisti e dei camionisti. Tutti d'accordo con loro. Anche qui salvo quando poi si devono mandare le ruspe per iniziare i lavori. Non si è fatto abbastanza per l'impatto ambientale, si poteva prendere in considerazione un percorso diverso, prima di fare quello c'erano da fare tante altre cose e tiritere del genere. Roba da far addormentare un insonne.
Tra l'altro, giusto per fare memoria, il progetto della Tav risale al vertice europeo di Essen del 1994. C'è stato tempo per fare verifiche, per valutarne la fattibilità e l'utilità. Nel novembre 2001 il governo Berlusconi in occasione del vertice italo francese decise di accelerare l'avvio dei lavori fissando al 2012 la data per il completamento.
Ora, è mai possibile che non ci sia una volta, dicasi una, che una grande opera in Italia desti un qualche entusiasmo? Possibile che tra Lisbona e Kiev ci dobbiamo fermare in Val di Susa non per una qualche piacevole vacanza ma perché il centrosinistra italiano non sa tenere a bada delle piccolissime minoranze che, soprattutto in vista delle elezioni, tiene la coalizione (diciamo guidata da Prodi) sotto scacco, e mai fu più azzeccato dire matto?
Questo aspetto dell'impossibile programma di un governo di centrosinistra è questione su cui richiamare continuamente, a nostro modesto avviso, l'elettorato. Si fa difficoltà a trovare qualcuno che sia contrario alle grandi opere. Basta farlo ragionare un attimo e questo o lo fa il centrodestra o non lo si può certo affidare al centrosinistra che è sotto schiaffo dell'accoppiata rosso verde Bertinotti-Pecoraro Scanio. E altri.