Grandi successi (da riciclo)

È inarrestabile. Si fracassa il malleolo sul palco eppure non molla e continua l’esibizione e poi, con la gamba malconcia, balza in moto per andare in studio a finire l’ultimo cd. Quel diavolo d’un Lucio Dalla presenta così il doppio Questo è amore, antologia «al contrario» con un inedito (Anche se il tempo passa) e qualche rarità come Il prode Radames cavallo di battaglia del Quartetto Cetra («un pezzo di una modernità sconcertante», sottolinea lui) e Meri Luis in duo con Marco Mengoni. Ma perché antologia «al contrario»? «Perché è una raccolta dei miei antisuccessi - sogghigna Dalla - cioè di brani che a volte neppure io ricordo ma che hanno grandi qualità come Stornello, Erosip, Due ragazzi. Dopo 12mila lune, con brani che hanno venduto milioni di copie voglio ridare dignita a queste canzoni perdute». Lui se la gioca così, mescolando passato e presente senza nostalgia, mettendo insieme Anema e core (da lui mai incisa) e Marco Mengoni. «Non lo conoscevo ma ha una voce incredibile, sembra Prince. Potrebbe diventare un talento internazionale quando i nostri cantanti arrivano al massimo a San Marino. In futuro spero di fare qualcosa di più completo con lui». E Dalla se ne intende visto che con la sua voce sghemba, trasversale e spesso improbabile affronta anche temi operistici e costruisce brani armonicamente complessi come Caruso. «Infatti stavo cantando proprio Caruso quando son caduto nella buca facendomi male. Comunque il segreto sta nel cantare con l’anima, altrimenti basterebbe entrare in una delle tante scuole di canto lirico per raccogliere talenti. Invece a volte scatta qualcosa di magico che non si può spiegare. Mi è accaduto scoprendo Luca Carboni e Samuele Bersani, coinvolgendo Dalla o De Gregori in avventure diverse dalla loro consueta cifra stilistica». Per Lucio Dalla ci sono due parole chiave nella vita: ricerca e curiosità. «Sono deluso e spaventato dall’appiattimento generale della società, che passa dalla politica all’arte alla musica. Le radio e la discografia non sono più interessate alla qualità della musica». Quindi non rimane che abdicare come ha fatto Ivano Fossati? «Il pop rimane una parte marginale della mia attività. Io curo la regia di opere, suono jazz, il 21 novembre farà un concerto da camera al Verdi di Milano e sí, infine farò un tour nei maggiori teatri europei ma con queste canzoni. In ogni caso non mi vedrete più cantare Attenti al lupo!».