Una grandinata nerazzurra fuori stagione

Cruz, Martins e Cesar chiudono la partita con i calabresi in meno di mezz’ora, in assenza del polemico Adriano. Quasi allo scadere il quarto gol del «Jardinero», al 13º sigillo personale

da Milano
Togliete il gallo verdeoro dal pollaio, la ferocia dalla tribuna, lasciate un po’ più lente le briglie, liberate la mente, lasciateli creare, come ha fatto la Reggina che aveva in mente soltanto la partita salvezza col Messina della prossima settimana, ed avrete l’Inter con una miniera da esplorare. Beneamata che segna 4 gol, ne risparmia almeno altri 4 cominciando da Oba Oba Martins che dopo cinque minuti sembra reduce da una camminata nel peggiore dei deserti sentimentali e non si libera dell’angoscia anche dopo il gol impossibile da sbagliare, sprizzato da Pelizzoli, spinto dalla sorte e da compagni che poi sono andati ad accarezzare uno che sembra sentirsi anche più triste di Adriano e non perché prende molto meno dei 40mila euro al giorno del ragazzone dalla favela protetto da Parreira e dalla torcida degli agenti.
Alla scoperta di Cesar che crea, segna, manda baci a tutti, cominciando da Mancini che in lui crede per un futuro che vorrebbero ancora insieme. Alla ricerca del motivo per cui Pizarro è andato e venuto dal cuore di questa stagione, della gente, ma non certo da questa partita, dove ha cominciato come Eta Beta, disegnando per tutti, valorizzando numeri che erano nel suo repertorio dell’estate e che ora ritrova col caldo e la calma.
L’Inter e le sue isole etniche, come dice Mancini sognando Boskov, trova l’esperanto giusto per una domenica ancora senza l’affetto di una curva che dovrebbe provare a capire invece di condannare tutti come hanno fatto i pochi di ieri prendendo come bersaglio il Favalli forse neomilanista, senza Veron che le ha cantate ai cuccioli, ma non pensava davvero di poter diventare l’uomo della discordia nel cinema Adriano, rinunciando a Cambiasso partito nella notte per correre al capezzale della suocera. Gli serve poco per capire che ci sarà divertimento e non vera battaglia. Stankovic batte il ritmo della regata, si offre per dare a Pizarro le carte nautiche su quel prato verde dove il brigantino di Cesar porta subito il ferro ed il fuoco nella difesa della Reggina, nel mare di una squadra, forse, un po’ con la testa altrove, magari più preoccupata di sapere cosa faceva il Messina con il Milan che di scoprire perché l’Inter si godeva il pomeriggio, si divertiva tantissimo.
Inter da scoprire anche con nuovi assetti, variazioni al tema, coinvolgendo gente in ogni posizione e quando Julio Ricardo Cruz andava pure al largo, creando varchi, proponendo gioco, ci si poteva godere un progresso di gruppo che potrebbe far pensare che in mare calmo, con la stessa guida, qualcosa è stato costruito. Il giardiniere Cruz non ha avuto bisogno di musica speciale per fare la dodicesima rete su rigore per un fallo che Modesto pensa di non aver fatto anticipando Pizarro che, però, resta nella sua tagliola. Martins ha avuto invece necessità di parlare al suo passato spensierato per capire come potrebbero cambiare le cose su questa Inter che mai e poi mai vorrebbe l’Amistad per i giovani talenti. Le gambe del nigeriano sembrano aver cambiato la seta in lana cruda. Abbassa la testa, vede poco, sente poco, recita da vittima, ma nella sostanza si gode i premi e segna pure. Così come va in gol Cesar, al 27’, momento in cui avremmo anche potuto andare ai giardini, quando Cruz fa vedere come si servono i palloni in mezzo all’area se ti lasciano libero.
Tanta dedizione del Jardinero gli fa meritare un servizio speciale in finale di partita da parte del Santiago Solari che non sembra offeso se lo mandano dentro a gara chiusa, se gli danno qualche minuto di gioco. Scuola vera Real, dare per quello che chiedono e quando alla fine affonda e trova Cruz libero nel tempo di recupero ha già preparato il fiocco per il tredicesimo gol del connazionale che resta la punta più affidabile nell’asilo di Appiano.