Grasso: "Il prossimo obiettivo è Matteo Messina Denaro"

Il procuratore nazionale antimafia: "L’obiettivo di sempre è il boss Messina Denaro. Un vecchio latitante sicuramente al vertice della
provincia di Trapani. Ma non mi piace lo sport di trovare subito il sostituto al vertice della mafia"

Roma - Chi manca ora all’appello? "L’obiettivo di sempre il boss Matteo Messina Denaro". È, a dir poco contento, il procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso, per l’arresto di Salvatore Lo Piccolo, del figlio Sandro e di altri due pericolosi latitanti mafiosi: Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo. Ma Messina Denaro è ora il boss latitante più "papabile" per l’ascesa al vertice della mafia siciliana, come lo era Bernardo Provenzano e come si accingeva a diventare Lo Piccolo? "No - spiega Grasso -, quando parlo del prossimo obiettivo investigativo, non intendo dire che Denaro sia già l’erede di Lo Piccolo". Poi spiega: "Intanto Messina Denaro è un vecchio latitante sicuramente al vertice della provincia di Trapani. Inoltre, a me non piace lo sport di trovare subito il sostituto al vertice della mafia. Questo è uno sport che non mi vede mai in prima fila. Prima ci devo essere le indagini successive e lo studio delle dinamiche. Queste ci possono consentire di capire appunto chi possa assumere la supremazia sul territorio".

E a proposito della scalata al vertice di "Cosa Nostra" il procuratore Nazionale Antimafia tiene a precisare che "il discorso è sempre più complicato di quello che si pensa: per arrivare al vertice della mafia siciliana occorre uno speciale carisma - afferma Grasso - e, soprattutto, l’investitura di tutta quanta la Sicilia per assumere questa veste a livello di vertice direttivo strategico". E Salvatore Lo Piccolo era arrivato in cima al vertice dell’organizzazione mafiosa? Grasso su questa affermazione a qualche dubbio. "Secondo me - e non voglio assolutamente sminuire l’operazione, anzi tuttaltro - certamente aveva esteso tutta la sua influenza sull’intero territorio metropolitano palermitano, fino alla zona di confine con la provincia trapanese e di questo si può essere sicuri. Che poi Lo Piccolo tentasse di dare la scalata al vertice, attraverso collegamenti e rapporti con le altre province, questo è certamente qualcosa che si è interrotta con il suo arresto". Piero Grasso poi conclude: comunque l’arresto di Salvatore Lo Piccolo "è un colpo eccezionale alla mafia, perché contemporaneamente sono stati arrestati 4 latitanti e tutti di grande rango, non solo di quindi Lo Piccolo e suo figlio, ma anche gli altri due non erano da meno".