"Gratta e vinci": falsi per 15 milioni

Sequestri della Guardia di finanza in tutta Italia. Le vincite, minime,
servivano solo a far aumentare le vendite Schede distribuite in
tabaccherie e supermercati: sul giro d’affari da record le mani della
criminalità organizzata

In questo gioco è il banco che vince. Sempre. Questa è la riffa che non arricchisce nessuno, tranne il banditore. Qui si gratta, e non si vince. O meglio, si vince quel poco che basta a tenere il cane alla catena. È la grande truffa delle lotterie istantanee. Milioni di tagliandi falsi sequestrati dalla Guardia di finanza in tutto il Paese. Nei bar, nelle tabaccherie, nei centri commerciali, nei supermercati e dai benzinai. Un affare a nove zeri, venduto a 1 euro per volta. Accanto ai concorsi ufficiali, quelli col marchio «monopoli di Stato». Ed è un fiume di denaro che nelle casse dell’Erario non entrerà mai, che fa gola alla criminalità organizzata, e sul quale indagano le Procure di mezza Italia.

I numeri di un business colossale. A Milano, il Gruppo pronto impiego delle Fiamme gialle trova nel retro di una farmacia un milione di tagliandi contraffatti. È solo la punta dell’iceberg. Operazioni analoghe si ripetono a Trento, Napoli, Caserta, Bari. A Perugia, meno di due settimane fa, ne vengono bloccati 520mila. E poi Udine (oltre 700mila, il 31 ottobre), Ascoli Piceno (53mila, il 22 ottobre), Brindisi (10mila, il 13 ottobre), Latina (21mila, il 16 luglio), Ragusa (100mila il 14 maggio), Saronno (16mila il 23 aprile), Reggio Emilia (1 milione, il 18 marzo). A Treviso, un altro maxi-blitz dei finanzieri. Il 10 aprile, sequestrano 8 milioni e 400mila schede falsificate. In meno di un anno, qualcosa come 15 milioni di falsi «Gratta e Vinci». Il trucco c’è, ed è illegale. Ma conviene. Eccome.

È un circuito parallelo, che aggira le licenze e moltiplica i profitti. Chi produce i tagliandi lo fa a danno dell’Aams (l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato). Chi li vende risparmia sulla percentuale dovuta all’Erario, azzerandola. L’unico a perdere è il giocatore. Chi compra e gratta. Il meccanismo è semplice. Sulle schede (vendute a 1 euro) si promettono vincite «fino a 10mila euro». Non accade mai. Le uniche sono quelle da uno o due euro, il tanto che basta per spingere chi gioca a tentare la fortuna un’altra volta. In alternativa, i soldi diventano crediti da spendere su internet per l’acquisto di libri. C’è un sito e c’è un elenco: poco più di dieci titoli. Un pro-forma che tiene in piedi la truffa. C’è anche un (finto) numero verde. Nessuno risponde. È a pagamento.

Il sistema lo spiegano anche i giudici del tribunale di Monza e di Milano. Scrivono, in due diversi decreti di sequestro, che «come correttamente evidenziato dalle informative della Guardia di finanza, i tagliandi si presentano al consumatore medio come biglietti di partecipazione al concorso «Gratta e Vinci». Solamente dalla lettura delle iscrizioni poste a margine del biglietto, in caratteri estremamente minuti, e quindi in condizioni di difficile accesso, si apprende che oggetto dell’acquisto è una ricarica del valore di l euro utilizzabile per l’acquisto di libri». Dunque, «i tagliandi sono destinati alla inconsapevole somministrazione agli utenti». Schede del tutto simili a quelle emesse dai Monopoli (i concorsi ufficiali al momento sono 25). «Jackpot», «Strike-Dream», «Slot Royal», «Tris di denari», «Sacco ricco». L’ultimo in ordine di apparizione è «Sette e mezzo». Stesso nome della lotteria di Stato. Distinzione pressoché impossibile, fatta eccezione per il logo dell’Aams, che non compare. Perché, penalmente, comporterebbe un illecito ancora più grave.

E così si muovono milioni di euro. Denaro su cui mette le mani la criminalità organizzata. Come a Palermo, dove la polizia scopre che una famiglia mafiosa di Brancaccio si sta inserendo in questo mercato. I boss si sarebbero serviti di una società intestata a un proprio referente (arrestato a febbraio con l’accusa di associazione mafiosa) per mettere in commercio i tagliandi fasulli. Ancora, il Gruppo pronto impiego della Gdf milanese indaga su un’altra famiglia siciliana (questa volta originaria di Agrigento) che attraverso una catena di «srl» fantasma avrebbe esportato il business fino alla Lombardia. Trovando un «Eldorado». Perché il mercato della fortuna non conosce crisi. Anzi, nella crisi prospera. È l’illusione dei soldi facili. È la realtà del banco che vince. Sempre.