«Grave il silenzio di Prodi e Fassino»

Ronchi: «Usano gli slogan per demonizzare l’unica democrazia del Medio Oriente. Ma i leader dell’Unione non condannano

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

«Questa è una manifestazione contro Israele». Andrea Ronchi, portavoce di Alleanza nazionale, vicinissimo al ministro degli Esteri Gianfranco Fini, denuncia «l’infantilismo pseudopacifista» della manifestazione e il silenzio dei leader dell’Unione.
La manifestazione non è contro Israele, ma per lo Stato palestinese secondo il principio «due popoli, due Stati».
«Per dire un’ovvietà non ci sarebbe stato bisogno di convocare una manifestazione. Qui si va a slogan e intanto si demonizza l’unica democrazia del Medio Oriente. Senza parlare della road map, l’unica strada per la pace».
Che cosa c’entra la road map?
«I palestinesi hanno diritto a una patria, ma nella sicurezza di Israele. Il che richiede una condanna del terrorismo senza se e senza ma».
Gli esponenti di sinistra che vanno alla manifestazione condannano il terrorismo senza se e senza ma...
«...ma sfilano in un corteo che inneggia alla resistenza irachena e palestinese. Cioè agli autori dell’attentato ai militari italiani in Irak e ai kamikaze che si fanno esplodere tra i civili. Abbiamo dimenticato i cori “10, 100, 1.000 Nassirya”?».
Su quei cori e su chi li giustifica dopo il caso Ferrando nell’Unione sembra esserci una sensibilità nuova.
«Vedremo. A me vengono già i brividi».
La politica estera italiana rischia una sterzata?
«Il governo e il ministro degli Esteri Fini hanno fatto un gran lavoro in questi anni per alzare il livello del dialogo in Medio Oriente».
Rutelli in un certo senso lo ha riconosciuto in Israele.
«E infatti si è preso subito i rimbrotti di chi accusa l’Italia di “appoggiare acriticamente i progetti annessionisti di Israele”».
Almeno ha marcato una distanza dalle componenti più radicali della sinistra.
«Ma la politica estera è troppo importante per chi si candida a governare: Rutelli dovrebbe fare atti concreti».
Alla manifestazione di oggi non ci va. Nemmeno Prodi, Fassino, perfino Bertinotti sarà assente.
«Un conto è non andarci, un conto è condannare. Perché tacciono? Il loro silenzio è gravissimo».
Uno che parla è D’Alema: le sue dichiarazioni sulle bombe al fosforo sono piaciute molto a sinistra.
«La sinistra vuole una politica “terzista” e ambigua: stiamo con gli americani però... ma... forse...».
Diliberto accusa Fini di acquiescenza a Israele perché deve farsi perdonare le leggi razziali del fascismo.
«Accuse antistoriche. Potrei ricordare al comunista Diliberto i milioni di morti che porta sulla coscienza. Ma sarebbe banale».
Anche tra gli alleati di Alternativa sociale ci sono pulsioni ostili a Israele.
«Fini ha messo due paletti: programma condiviso, candidati presentabili».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it