Gravello, trent'anni di Calabria

C apita raramente di vivere tutta la biografia di un grande vino in due ore. Ma alle volte capita. Ed è un enorme privilegio.

Ci è capitato qualche giorno fa in un elegante albergo milanese, il Mandarin Oriental, dove sono state presentate bicchiere dopo bicchiere quindici tra le migliori annate di uno dei grandi vini rossi del nostro Sud, il Gravello prodotto da Librandi in Calabria. Librandi è una storica azienda di famiglia che si trova nel territorio di Cirò, nell'area orientale della regione, un punto di riferimento nel panorama enolgico di una regione che forse meriterebbe maggiore considerazione da parte di critici e guide.

Nel 1988 esce la prima annata di quello che diventerà il vino di punta da un punto di vista qualitativo: il Gravello. Un Val di Neto Rosso Igt frutto di un blend di Gaglioppo (60 per cento) e Cabernet Sauvignon (40) dalle tenute Critone di Strongoli e Rosaneti a Rocca di Neto, che affina per dodici mesi in barrique di Allier e poi sei mesi in bottiglia. Vertiginoso il viaggio dalle origini (in degustazione c'erano tutte le primissime annate, 1988, 1989. 1990) alla 2014, passando per la 1998, la 1999, la 2001, la 2003, la 2004, la 2005, la 2007, la 2009, la 2010, la 2011 e la 2012. L'enologo Donato Lanati ci ha accompagnato con il solito piglio pratico e scientifico in un cammino fatto di territorialità, coerenza stilistica, e cambiamenti lenti ma inesorabile: tra i quali l'innalzamento del grado alcolico provocato dai cambiamenti climatici e il corrispondente abbassamento dell'acidità. Le annate che ci sono piaciute di più sono l'armonico 1989, il muscolare 1999, il pensoso 2003, il caldo e lunghissimo 2011. Ottimo anche il 2014, sofisticato, avvolgente come una coperta. Una buona notizia, perché probabilmente potreste ancora trovarne qualche bottiglia.