Gravina, arrestato il padre dei fratellini. Lui: sono vivi

In manette Filippo Pappalardi, 41 anni, papà di Francesco e Salvatore, 13 e 11 anni, scomparsi il 5 giugno 2006. Movente: avrebbero disubbidito. A carico dell'uomo &quot;decine di indizi&quot;. <a href="/a.pic1?ID=223608" target="_blank"><strong>Incastrato da un'intercettazione</strong></a>

Bari - Con l'accusa di aver ucciso i suoi due figli e di aver nascosto i loro corpi, la polizia ha arrestato Filippo Pappalardi, l'autotrasportatore di 41 anni, padre di Francesco e Salvatore, i due ragazzini di 13 e 11 anni scomparsi da Gravina in Puglia il 5 giugno 2006. L'arresto è stato eseguito da agenti della squadra mobile della questura di Bari, diretta da Luigi Liguori, in base ad un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis. Filippo Pappalardi è accusato di sequestro di persona, duplice omicidio volontario, aggravato dal vincolo di parentela, e di occultamento di cadavere. La richiesta di misura cautelare è stata avanzata dal procuratore della repubblica, Emilio Marzano, e dal pm inquirente Antonino Lupo che ritengono di aver raccolto una serie di indizi ritenuti "gravi, precisi e concordanti" a carico dell'indagato. Sulla vicenda della scomparsa dei fratellini la squadra mobile della questura di Bari, il primo ottobre scorso aveva depositato in procura un'informativa multimediale nella quale accusava il padre di aver ucciso i suoi due figli e di aver "occultato o distrutto" i loro cadaveri.

Gli inquirenti: voleva punirli, li ha uccisi Francesco e Salvatore Pappalardi il 5 giugno 2006, quando sono stati uccisi, erano sotto punizione e non potevano assolutamente uscire da casa. La punizione - emerge dagli atti giudiziari - era scattata il 28 maggio precedente, quando Ciccio e Tore erano rincasati troppo tardi: a mezzanotte anziché alle 21, così come aveva disposto il loro papà. A Gravina in Puglia, la loro città, quel giorno c'era la festa del Crocifisso e Francesco e Salvatore avevano deciso di divertirsi andando sulle giostre. Tra un giro in giostra e un altro, avevano dimenticato di guardare l'orologio e avevano davvero fatto tardi. Al ritorno a casa i due fratellini trovarono il loro papà e la loro matrigna più arrabbiati del solito.

"Picchiati e puniti" Secondo la polizia, furono picchiati e fu inflitta loro una punizione: non sarebbero potuti uscire da casa fino a nuove disposizioni. La punizione valeva sia per Ciccio e Tore, sia per i figli della loro matrigna, che avevano anche loro violato le regole. Quindi - ragionano gli investigatori - il giorno della loro scomparsa e del loro omicidio, il 5 giugno 2006, Francesco e Salvatore erano ancora sotto punizione, ma ugualmente uscirono da casa, autorizzati sì dalla loro matrigna, ma non dall'inflessibile Pappalardi. Quando l'uomo tornò a casa, intorno alle 18.30, non vide i suoi bambini e chiese spiegazioni alla convivente. Si arrabbiò molto - ricostruiscono gli investigatori - per l'ordine trasgredito e cominciò di lì a poco a cercare i figli per le strade di Gravina in Puglia. Alle 21.30 Filippo Pappalardi - secondo la ricostruzione fatta da un baby-testimone - rintracciò i suoi due figli in piazza delle Quattro Fontane, nel centro storico di Gravina, dove i due stavano giocando con le pistole ad acqua assieme ad un paio di amici. Filippo rimproverò il ragazzino (che due mesi dopo raccontò i fatti alla polizia diventando il teste-chiave del procedimento) perché aveva bagnato con l'acqua i figli, e fece salire sulla sua Lancia Dedra blu Francesco e Salvatore. Sull'autovettura si trovava anche la figlia più grande della Ricupero, che aveva anche lei violato le regole, ma era stata comunque autorizzata dalla mamma. Da quel momento Ciccio e Tore scompaiono nel vuoto e di loro non si saprà più nulla. I loro cadaveri - secondo le indagini - sarebbero stati abilmente occultati in uno dei luoghi impervi della Murgia barese, luoghi che Filippo Pappalardi conoscerebbe bene, avendo fatto per un lungo periodo di tempo il pastore.

Il padre alla polizia: "Sono vivi" "Tra due giorni esco": come sempre orgoglioso di sé, Filippo Pappalardi, anche in occasione dell'arresto con la terribile accusa di aver ucciso i suoi due figli, ha lanciato il guanto di sfida alla polizia. Mentre gli agenti della squadra mobile lo fotosegnalavano negli uffici al quinto piano della questura di Bari, l'uomo si é detto sicuro di poter uscire "tra due giorni", perché "innocente". "I miei figli sono vivi" ha ripetuto Pappalardi. L'uomo, che aveva indosso una felpa rossa con cappuccio, è stato trasferito nel carcere di Bari.

"Una serie di indizi corposi contro di lui" L'arresto di Pappalardi si basa su una serie di indizi (ma su nessuna prova decisiva né testimoniale né scientifica) raccolti fino all'ottobre scorso, quando la polizia ha completato l'informativa conclusiva sul caso. Secondo fonti vicine alle indagini, a carico dell'uomo c'é un "ragionamento probatorio certosino" e ci sono "decine di indizi" definiti "corposi", costituiti anche da intercettazioni e da dichiarazioni testimoniali che hanno orientato le indagini nei suoi confronti. Pappalardi - sottolineano gli investigatori - ha sempre detto di aver, la sera della scomparsa dei ragazzini, cercato i figli. Secondo la polizia, non solo ha mentito ma quella sera del 5 giugno 2006 si è creato 'ad hoc', almeno nel racconto di quel che ha fatto, un 'buco' di due ore durante le quali dopo aver ucciso i figli - secondo la polizia - ha nascosto o distrutto i loro corpi. Ma né la polizia né il gip che ha ordinato l'arresto si sbilanciano su come siano stati uccisi i piccoli, cioé nessuno é in grado di dire - a quanto si è saputo finora - se i bambini sono morti mentre venivano puniti (quindi in una sorta di omicidio preterintenzionale) o in altro modo.