Gravina, domiciliari per Pappalardi Il gip: "Gli sfuggirono, non li ha uccisi"

Il gip ha deciso la scarcerazione del padre di Francesco e Salvatore. Il reatro derubricato da omicidio volontario ad abbandono di minori: "I ragazzini gli sfuggirono. Lui li perse di vista, ma non disse nulla per evitare di perdere l'affidamento"

Bari - Cambia tutto. Pappalardi può uscire di prigione e allo stesso tempo non è più accusato di omicidio volontario dei suoi due figli. Il reato, dopo cinque giorni di valutazioni e un lungo interrogatorio, diventa abbandono seguito da morte. Finisce agli arresti domiciliari per il reato di abbandono seguito da morte Filippo Pappalardi per la tragica fine dei suoi due bambini. Così ha deciso il gip del tribunale di Bari Giulia Romanazzi. Il giudice considera venuta meno le contestazioni di sequestro di persona e occultamento di cadavere mosse dalla procura con l’arresto dell’uomo, nel novembre 2007.

Scelta difficile "È stata una decisione difficile e complicata, ma sono serena". Sono queste le parole che il gip Giulia Romanazzi ha detto ai cronisti prima di salire nel suo ufficio al primo piano dove si è incontrata con il presidente della sezione gip-gup del tribunale di Bari. Poi è arrivata la lettura del dispositivo da parte del magistrato che in questi cinque giorni ha dovuto decidere sulla scarcerazione di Filippo Pappalardi, il padre di Ciccio e Tore, in carcere dallo scorso 27 novembre perché accusato di sequestro, omicidio e occultamento di cadavere dei due fratellini scomparsi il 5 giugno del 2006, e ritrovati cadaveri lo scorso 25 febbraio. Per Pappalardi è arrivata la scarcerazione, ma resta comunque la misura degli arresti domiciliari. L'uomo è uscito alle 15 dal carcere di Velletri ed è salito su un auto insieme al suo legale per raggiungere Gravina. Il gip ne autorizza il trasferimento al luogo di detenzione domiciliare "senza scorta e senza ritardo".

La motivazione La nuova ipotesi di reato avanzata dal gip - abbandono di persone minori o incapaci seguito dall’evento morte - si basa su un ragionamento che parte dal presupposto che Ciccio e Tore, la sera della scomparsa, il 5 giugno 2006, furono visti da un testimone mentre salivano sull’autovettura del loro papà, Filippo Pappalardi. Vi è l’abbandono perché l’indagato solo due ore dopo essere stato visto con i figli ha raggiunto il commissariato di polizia, senza fare alcuna denuncia. La denuncia di scomparsa fu presentata il giorno dopo dalla mamma di Ciccio e Tore, Rosa Carlucci, mentre l’indagato si recò invece, come ogni giorno, al lavoro.

La sentenza "Ravvisata la fattispecie delittuosa dell’abbandono di persone minori e incapaci seguiti dall’evento morte così riqualificata l’imputazione di duplice omicidio doloso aggravata, ritenuta la caducazione delle ipotesi delittuosa di sequestro di persona e occultamento di cadaveri revoca la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di Pappalardi Filippo e ne ordina la immediata scarcerazione se non detenuto per altra causa. Dispone la misura degli arresti domiciliari nei confronti dello stesso Pappalardi presso il domicilio con sede in Gravina ordinando allo stesso di non allontanarsene senza l’autorizzazione del giudice con espresso divieto di colloqui fonici e visivi". È nella sostanza il testo letto dal presidente della sezione gip del tribunale di Bari Giovanni Leonardi dopo la decisione del gip che ha disposto la scarcerazione di Filippo Pappalardi ordinandone nel contempo il suo trarsferimento ai domiciliari.

La legge L’articolo 591 del codice penale si occupa "dell'abbandono di persone minori o incapaci" e riguarda "chiunque abbandona una persona minore degli anni 14, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere la cura". Al comma 3 dello stesso articolo, il codice penale prevede la pena della reclusione da uno a sei anni "se dal fatto deriva una lesione personale" e da tre a otto anni "se ne deriva la morte". "Le pene sono aumentate - si conclude - se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall’adottante o dall’adottato".

Il comportamento "Non valeva la pena per una bravata da ragazzini mettere a repentaglio la propria reputazione di buon padre di famiglia, e dunque rischiare la perdita dell’agognata potestà genitoriale in via esclusiva. Per questo Pappalardi, la sera del 5 giugno 2006, tardò nel dare l’allarme alla polizia dopo la scomparsa di Ciccio e Tore e successivamente fornì dichiarazioni false agli investigatori. Lo sostiene il gip Giulia Romanazzi nel provvedimento con cui ha concesso gli arresti domiciliari all’indagato. "In questa prospettiva - argomenta il giudice - occorreva altresì eclissare la figura di Maria Ricupero, da cui aveva ottenuto il presupposto (la convivenza) per l’affidamento esclusivo dei figli; in questa prospettiva trova idonea collocazione la causale del buon padre di famiglia che diventa elemento catalizzatore delle altre circostanze indizianti e chiave di lettura delle stesse; in questa prospettiva si inserisce anche il fatto di essersi mostrato disposto a correre il rischio di una deviazione delle indagini". Solo col passare dei giorni - prosegue il giudice - quando "aveva cominciato a prendere corpo e spessore l’ipotesi di un accadimento ben più serio, il Pappalardi si era adoperato, ormai tardivamente, per fornire proficui spunti investigativi, non attribuendosene comunque mai la paternità della conoscenza. L’impostazione sin qui seguita - aggiunge - trova anche una maggiore ed adeguata confacenza al contenuto delle conversazioni telefoniche e ambientali captate. Le frasi si spiegano tutte nell’ottica del tentativo maldestro di occultare il mendacio e le reticenze profuse, e nella esigenza di non esporsi al rischio di essere colpevolizzati".