Gravina, il gip prende tempo su Pappalardi Simulata al computer la caduta dei fratelli

Il magistrato, Giulia Romanazzi, ha rinviato a domani la decisione sull'istanza di scarcerazione presentata dal legale del padre di Salvatore e Francesco, i fratellini scomparsi il 5 giugno 2006 e ritrovati morti lo scorso 25 febbraio in fondo al pozzo

Bari - Slitta a domani la decisione del gip Giulia Romanazzi sulla richiesta di scarcerazione di Filippo Pappalardi. Lo ha reso noto il presidente della sezione gip del tribunale di Bari, Giovanni Leonardi. C’è attesa per la decisione sull’istanza di scarcerazione di Pappalardi, il padre dei due fratellini Francesco e Salvatore scomparsi il 5 giugno del 2006 e ritrovati cadaveri lo scorso 25 febbraio all’interno di una masseria nel centro abitato di Gravina. Il padre di Ciccio e Tore, in carcere dallo scorso 27 novembre, è accusato dalla procura della Repubblica di Bari di aver sequestrato, ucciso e occultato i cadaveri dei figli, ma il ritrovamento dei corpi ha cambiato il quadro indiziario, almeno secondo il suo legale, mentre non è dello stesso avviso la procura diretta da Emilio Marzano. Alle 9.30 in tribunale è arrivato Antonino Lupo, sostituto procuratore che rappresenta l’accusa in questo processo, che ha dichiarato: "Siamo sereni e accettiamo ogni decisione, a noi interessa accertare solo come i bambini siano finiti dentro il pozzo". Anche questa mattina ai giornalisti non è stato consentito di entrare all’interno del palazzo di giustizia, nonostante le proteste della categoria dei giorni scorsi.

Simulata al computer la caduta nel pozzo Polizia scientifica e medici legali stanno rielaborando al computer la dinamica della caduta di Ciccio e Tore nella cisterna della masseria in cui sono stati trovati i loro cadaveri il 25 febbraio scorso. In un terminale a disposizione della scientifica sono stati immagazzinati tutti i dati emersi nel corso dell’autopsia e degli esami radiologici e radiografici. Sono state quindi ricostruite le fratture riscontrate sui due corpi e, sulla base di queste, sarà simulata la dinamica della precipitazione con manichini virtuali. Finora - a quanto è dato sapere - si conosce in modo ufficioso, anche perché risulta meno complicato, il modo in cui è caduto Tore, che ha solo una frattura al bacino e una lieve frattura ad un piede. Queste lesioni coincidono con due punti di impatto al suolo perché il ragazzino sarebbe finito su uno dei tufi trovati nel vano-pozzo. Le due fratture - secondo i medici legali - non gli impedivano di camminare: il ragazzino si sarebbe infatti spostato, sia pure a fatica, e nella cisterna sono stati ricostruiti tutti i suoi spostamenti.

Il legale del padre: Tore morto dopo 12 ore Ciccio è morto massimo tre ore dopo essere precipitato nella cisterna a causa delle gravi fratture riportate, suo fratello nel giro di massimo 12 ore, quasi certamente per il freddo: sono rivisti al ribasso dai medici legali i tempi di sopravvivenza dei fratellini di Gravina in Puglia nella grande cisterna della masseria in cui sono stati trovati i loro cadaveri il 25 febbraio scorso. Il calcolo sui tempi di sopravvivenza lo rende noto Luigi Strada, il medico legale nominato dal papà dei fratellini, Filippo Pappalardi. "Nella cisterna - spiega Strada - c’è una temperatura di sei gradi e i ragazzini avevano, quando sono precipitati, abiti estivi"», in quanto sono scomparsi il 5 giugno 2006. "È noto - prosegue - che i bambini perdono, in quella situazione, mezzo grado o, al massimo, un grado l’ora e si sa che dai 32 gradi in giù il corpo umano non può sopravvivere e va in coma". Da qui la deduzione matematica sui più risicati tempi di sopravvivenza, che al momento dell’autopsia erano stati stimati in massimo otto ore per Ciccio e in massimo 36-48 ore per Tore.
Inoltre, come già era emerso in precedenza, tutte le lesioni riscontrate sui corpi dei fratellini sono compatibili con la caduta e si esclude che sui loro corpi vi siano segni di violenza. Ciccio - viene confermato - è caduto per primo; Tore da un’altezza inferiore: non si sa se è precipitato dall’ultimo accesso del cunicolo (che si trova a sei metri dall’imboccatura della cisterna) oppure se si è calato nel cunicolo dal primo piano, utilizzando gli appigli interni, per poi buttarsi giù dall’altezza di sei metri, cioè da dove finiscono gli appigli.