Gravina, pm: "Il padre può uccidere ancora"

Il procuratore Marzano e il sostituto Lupo lo scrivono nel parere negativo al gip sulla scarcerazione: "Esigenze cautelari legate alla gravità dei fatti e ai comportamenti dell'indagato"

Bari - Filippo Pappalardi può inquinare le prove e reiterare il reato di omicidio: anche per questi motivi la procura di Bari ha dato al gip parere contrario all’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa dell’indagato, in carcere dal 27 novembre 2007 con l’accusa di aver ucciso i due figli, Ciccio e Tore. È scritto nel parere firmato dal procuratore Emilio Marzano e dal sostituto Antonino Lupo. Contrariamente a quanto era scritto nella richiesta di custodia cautelare, la procura non ritiene più sussistente l’ipotesi che l’indagato, una volta libero, possa fuggire.

Scrivono i magistrati inquirenti, dopo aver sommariamente spiegato la validità delle accuse mosse a Pappalardi: "Nell’ambito di questo non rimosso quadro accusatorio, è doveroso ribadire e richiamare le considerazioni svolte dalle ordinanze giudiziali (il provvedimento di arresto del gip e l’ordinanza del Riesame che l’ha successivamente confermato, ndr) in tema di permanenza delle esigenze cautelari, strettamente collegate alla gravità delle imputazioni ed ai comportamenti concreti dell’indagato, già ritenuti espressivi di pericolosità sotto entrambi i profili di cui all’art.274 Codice di procedura penale, lett.A e C".