Gravina, la Procura insiste: «Il padre deve restare in cella»

I Pm accusano ancora l’uomo di omicidio: avrebbe avuto un ruolo nella tragica caduta dei fratellini

da Bari

La Procura non modifica la propria linea: Filippo Pappalardi deve rimanere in carcere, contro di lui rimane l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela e dai futili motivi.
È questo il parere degli inquirenti sulla richiesta di scarcerazione presentata dall’avvocato Angela Aliani, difensore del padre di Ciccio e Tore, i fratellini di 13 e 11 anni scomparsi il cinque giugno di due anni fa e trovati senza vita il 25 febbraio nel pozzo degli orrori celato nei sotterranei della «casa delle cento stanze», un palazzotto fatiscente nel centro di Gravina in Puglia. Adesso la parola tocca al gip del Tribunale di Bari, Giulia Romanazzi: la decisione è attesa entro venerdì prossimo. Il verdetto dei primi esami medico legali ha comunque spalancato nuovi scenari sull’inchiesta. Ciccio e Tore non sono stati picchiati, su di loro non è stato riscontrato alcun segno di violenza: il più grande è precipitato per primo in quella voragine e si è fratturato una gamba e il bacino; l’altro è riuscito a calarsi lentamente nel cunicolo, forse sfruttando i fragili appigli sulle pareti, ha tentato di soccorrere il fratello, si è spento lentamente, nel sonno, stremato da freddo, fame e sete.
Tuttavia, secondo la Procura questa ricostruzione non è in contrasto con quanto venuto fuori dalle indagini. Il parere degli inquirenti è articolato in tre pagine ed è fondato su due elementi: la mancanza di una relazione conclusiva dei medici legali e la convinzione che il padre abbia visto i figli per ultimo e abbia avuto un ruolo nella tragedia. «Ogni presunta deduzione circa la sopravvivenza dei bambini dopo la caduta e i movimenti di uno o dell’altro all’interno della cisterna – scrivono i magistrati inquirenti – non aiuta certamente ad affermare di per sé che la condotta del Pappalardi non abbia avuto alcuna incidenza causale sulla tragica precipitazione dei fratellini». Insomma, secondo gli investigatori la dinamica potrebbe essere modificata, ma rimangono i gravi indizi sul padre. La polizia sospetta che i bambini siano stati sorpresi in piazza delle Quattro fontane e siano stati aspramente rimproverati da Pappalardi, che li avrebbe caricati in auto; ma durante il tragitto sarebbe scattata la fuga: i fratellini sarebbero scappati per poi rifugiarsi nella «casa delle centro stanze». Le indagini ripartono quindi dalla convinzione che il padre abbia mentito e depistato. E rimane in piedi anche l’accusa di occultamento di cadavere: su questo punto la squadra mobile ha avviato accertamenti per verificare se l’uomo conoscesse l’interno dell’antica residenza nobiliare dove si trova il pozzo.
In Procura vige il massimo riserbo. Ieri i giornalisti sono stati allontanati da palazzo di giustizia. Ma in ambienti investigativi si sottolinea che fino a ora non è stata consegnata alcuna relazione ufficiale dei medici legali: anche per questa ragione è stato espresso un parere negativo. I tempi per il rapporto finale sull’esame dei corpi sono lunghi e solo domani inizieranno le autopsie: gli esami dovrebbero consentire di fare luce sul momento della morte e di escludere definitivamente la presenza di altre lesioni oltre a quelle della caduta.