«Grazia anche a Sofri? Tra i due casi c’è un abisso»

Parla il difensore che ha assistito per anni la vedova del commissario ucciso: «L’ex leader di Lc non ha mai chiesto clemenza, ora il Colle come farà a motivarla?»

Stefano Zurlo

da Milano

Dopo tanti anni, dopo tanti processi e dopo tante polemiche, c’è ancora un piccolo segreto che l’avvocato Odoardo Ascari accenna soltanto. Senza svelarlo completamente: «Le spese legali da me sostenute non furono pagate dalla famiglia Calabresi».
E allora chi saldò il conto?
Ascari allarga le braccia: «Ho 84 anni, sono un ufficiale degli alpini e ho dato la mia parola d’onore: non lo rivelerò. Posso dire che un comitato di amici fu vicino ai Calabresi e sborsò i milioni necessari per sostenere i 7 gradi di giudizio».
Quanti milioni?
«Non pochi. La vicenda è stata lunga e complessa e a un certo punto ho chiesto aiuto al collega Luigi Li Gotti che da quel momento mi ha affiancato. Il verdetto della Corte d’assise poneva a carico degli imputati le spese legali. Non si è mai vista una lira, ma la famiglia si è ben guardata dal chiedere qualcosa. Pensi che nel verdetto si diceva anche che l’entità del risarcimento destinato ai Calabresi sarebbe stata stabilita in un processo civile. Bene, quel processo non è mai cominciato, la famiglia non ha mai voluto mescolare i piani. I Calabresi, tutti, sono di una razza speciale. Nobili, anzi puri d’animo come il commissario che io difesi all’inizio degli anni Settanta in alcuni processi di diffamazione».
La famiglia non è stata avvisata e ha saputo dalle tv.
«Il presidente Napolitano ha telefonato e ha rimediato».
Le istituzioni andavano di fretta?
«In effetti avrebbero pure potuto aspettare qualche giorno, anche perché Bompressi non era in carcere ma a casa, per motivi di salute. Ma forse ha pesato un’altra considerazione».
Quale?
«Questa storia si trascinava da molto tempo e Napolitano e Mastella non hanno voluto mancare di riguardo al presidente Ciampi che aveva istruito la pratica. Solo la dura opposizione dell’ex ministro Roberto Castelli aveva fermato l’iter. Poi la Consulta ha risolto il braccio di ferro dando ragione al Quirinale e torto al guardasigilli. Ora per Bompressi il caso è chiuso».
Per Sofri?
«Mastella ha ipotizzato la firma entro l’anno. Non so come possa formulare giudizi così arrischiati».
Perché?
«Perché fra Bompressi e Sofri c’è una differenza abissale; Bompressi la grazia l’ha chiesta non una ma addirittura due volte, Sofri no. E ha impedito anche ai suoi familiari di fare un passo in quella direzione. Certo, la grazia può essere data autonomamente dalla presidenza della Repubblica, ma è tutta un’altra storia. Voglio vedere come la giustificheranno. Mi è capitato molte volte di leggere risposte negative a richieste di clemenza, mai o quasi mai il contrario: la concessione della grazia senza una domanda».
Cosa farà la famiglia?
«Quando saranno interpellati, si riuniranno in una specie di conclave. I Calabresi sono uniti e non è nemmeno immaginabile che possano avere voci diverse».
Finirà come per Bompressi?
«Penso che alla fine si comporteranno allo stesso modo. Hanno un alto senso delle istituzioni e quindi affideranno la soluzione del problema allo Stato. Hanno troppo rispetto per il presidente della Repubblica e l’hanno già dimostrato con Bompressi».
Il caso Calabresi è durato troppo?
«È stata una storia disseminata di anomalie. Basti dire che a un certo punto Sofri scrisse su un settimanale al primo presidente della Cassazione dicendogli: "Ha proprio sbagliato", a proposito dell’assegnazione della causa a una certa sezione della Suprema corte. E fin qui passi, ma il dato più sconcertante è che il presidente rispose: "Si fidi della corte". Ma dove s’è mai vista una cosa del genere? A me non è più capitato. Né prima né dopo».