Grazia, Ciampi chiama in causa la Consulta

Stefano Zurlo

da Milano

Carlo Azeglio Ciampi è favorevole, Roberto Castelli contrario. La querelle sulla grazia ad Adriano Sofri e Ovidio Bompressi è andata avanti per anni, ora il presidente della Repubblica ha deciso il passo estremo: sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. In poche parole sarà la Consulta, nelle vesti di arbitro fra poteri dello Stato, a decidere una volta per tutte se il potere di concedere la grazia sia una prerogativa del Quirinale o debba essere condiviso con il Guardasigilli. Sul punto, gli esperti si confrontano da anni, ma i pareri divergono.
C’è chi sostiene, infatti, che tale potere sia duale, insomma solo l’accordo fra le due cariche dello Stato può portare alla concessione del provvedimento di clemenza verso un condannato. Del resto è il titolare del ministero della Giustizia - che una volta si chiamava non a caso ministero di Grazia e Giustizia - a controfirmare l’atto del presidente. Quella firma ha un valore puramente formale o di sostanza? «Accolgo con favore l’iniziativa che farà chiarezza una volta per tutte sulla natura del potere di grazia», commenta Castelli. «In questo modo ciascuno potrà assumersi finalmente le proprie responsabilità».
I tempi saranno relativamente lunghi. Il primo passo del presidente Piero Alberto Capotosti sarà quello di nominare il giudice relatore della causa e di fissare la data della camera di consiglio che dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità del ricorso. Se passerà il primo vaglio dei giudici della Consulta, il conflitto verrà esaminato nel merito. Ma questo accadrà, con ogni probabilità, in autunno: la Corte ha davanti a sé due settimane di lavoro, poi comincerà la pausa estiva. In ogni caso il dado è tratto.
«Finalmente - commenta il leader dei Radicali Marco Pannella che l’anno scorso attuò uno sciopero della fame sul tema -. In questa settimana avevo fatto in due occasioni il nome di Sofri come emblematico della malagiustizia italiana». Soddisfatto anche il vicepresidente vicario di An Ignazio La Russa: «Ciampi ha fatto bene a sollevare il conflitto presso la Consulta, così si capirà se la grazia è un potere duale o una prerogativa del Quirinale. È un tema controverso - prosegue La Russa - interpretato dalla maggioranza dei costituzionalisti come un potere duale. È giusto che Ciampi abbia compiuto questo passo, perché era necessaria un’interpretazione definitiva».
La mossa del Quirinale era nell’aria dal novembre scorso, quando Ciampi aveva concesso la grazia a Graziano Mesina. In quella circostanza, il braccio di ferro fra il presidente e il Guardasigilli si era come cristallizzato in un conflitto insanabile. A proposito di Bompressi, Ciampi aveva comunicato di «essere pervenuto nella determinazione di concedere la grazia della pena detentiva residua a Ovidio Bompressi», condannaato come killer del commissario di polizia Luigi Calabresi. Castelli aveva replicato di «essere contrario alla concessione della grazia e conseguentemente di non essere in grado di inviare al capo dello Stato il relativo decreto». Il Quirinale aveva controreplicato che il capo dello Stato si sarebbe «riservato di assumere le proprie decisioni». Puntuale, ecco ora il conflitto.