Grazia alla Franzoni: la politica si divide

<em>Liberazione</em> chiede al ministro Alfano la grazia per la mamma di Cogne, ma la proposta incontra una vasta opposizione. Ed è polemica. Melandri e Brambilla: &quot;Le leggi vanno rispettate&quot;. La proposta di Pisapia: &quot;Meglio una commutazione della pena&quot;<br />
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Roma - Un appello alla pietà. Parte dal quotidiano comunista Liberazione e contagia la politica. Una pietà che spinge in molti a chiedere la grazia per la mamma di Cogne, condannata mercoledì dalla Cassazione a 16 anni di carcere per l'omicidio del figlio. La proposta del foglio comunista, però, non è piaciuto a tutti. E l'opinione pubblica si divide.

La proposta di Liberazione A scatenare il dibattito ci ha pensato Liberazione chiedendo la grazia per Anna Maria Franzoni. In un editoriale, il quotidiano di Rifondazione comunista non prende posizione nel merito della vicenda, ma fa prevalere il "sentimento della pietà", del quale "non bisogna vergognarsi". E chiede al guardasigilli, Angelino Alfano, di istruire la pratica per la grazia alla "mamma di Cogne". E al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, di controfirmarla. "Non abbiamo la minima idea sul merito della vicenda. Non sappiamo se Anna Maria è colpevole o innocente. Vi diciamo anche che non ci ha entusiasmato la spettacolarizzazione del caso, al quale si è prestata la signora Franzoni e i suoi avvocati. Queste considerazioni - si legge su Liberazione - non ci tolgono l’idea che ora sarebbe giusto far prevalere quel sentimento di pietà, di solidarietà che coglie la maggior parte delle persone". "Non è un sentimento ignobile, anche se negli ultimi anni, mesi e giorni, tutti stanno cercando di convincerci di questo. Non bisogna vergognarsi della pietà. Perciò ci sembrerebbe bello e saggio - auspica il quotidiano comunista - se il ministro della Giustizia avviasse le pratiche per la grazia ad Anna Maria Franzoni e poi il presidente Napolitano la controfirmasse".

Pisapia: "Meglio la commutazione della pena" Alla grazia, l’ex-Presidente della Commissione per la Riforma del Codice Penale, Giuliano Pisapia, preferirebbe la commutazione della pena da detenzione carceraria a detenzione domiciliare prevista dall'art. 87 della Costituzione: non metterebbe in discussione la sentenza di condanna in via definitiva della Cassazione e risponderebbe alle esigenze di natura umanitaria. "Il carcere per la Franzoni lo considero non solo inutile ma controproducente - spiega Pisapia - sia del punto di vista della rieducazione che dal punto di vista umanitario: ritengo che in tempi ragionevoli il Presidente della Repubblica potrebbe in base all’art. 87 della Costituzione modificare lo stato detentivo della Franzoni con la commutazione della pena da carceraria a domiciliare". La commutazione della pena è "la soluzione più equilibrata perché non minerebbe le decisioni della magistratura, l’esecutività della sentenza di condanna in via definitiva, e risponderebbe a quelle esigenze di natura umanitaria evidenziate dalla sentenza 200/2006 della Corte Costituzionale: si realizzerebbe, in tal modo, l’equilibrio tra punizione, pena e senso di umanità".

Il dibhattito nella Politica Franco Corbelli, leader del movimento Diritti Civili, ha ufficialmente inoltrato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, una richiesta di grazia a favore di Annamaria Franzoni. "Per un atto di pietà e di umanità", dice Corbelli. "Noi non ci iscriviamo né al partito degli innocentisti - aggiunge - né a quello dei colpevolisti. È un atto di giustizia, più che per la donna, nei confronti dei suoi due bambini. A che serve tenerla in carcere e sottrarla ai suoi bambini? Ecco il dramma nel dramma. È una scelta coraggiosa, ma presidente, faccia prevalere il lato umano". In realtà, la proposta non è piaciuta a tutti. A partrire dalla stessa sinistra. Benché il Prc Giovanni Russo Spena invoca "una valutazione attenta da parte degli organismi giurisdizionali", la democratica Giovanna Melandri (ministro della Comunicazione del governo ombra) crede sia ancora "prematuro" per una richiesta simile: "Non possiamo dimenticare che in uno stato di diritto esistono delle leggi alle quali nessuno può sottrarsi". Si dice contraria anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Michela Vittoria Brambilla: "Se sono state prese queste decisioni, evidentemente ci sono le ragioni e i presupposti perchè si sia arrivati a questa sentenza. Rispetto quindi quello che è il lavoro degli organi preposti".