Grazia postuma per Jim Morrison

Erano gli anni ruggenti del rock e Jim Morrison ne era il profeta più trasgressivo, l’Edipo maledetto che coniugava spettacolarità e autodistruzione. Rimane negli annali il concerto di Miami, nel 1969, quando fu condannato a sei mesi di carcere e 500 dollari di multa per atti osceni e bestemmie. «Ha esposto il pene simulando atti di masturbazione e di copulazione orale», tuonarono i testimoni; «Le vostre facce affondano nella merda del mondo. Prendete il vostro c... e amatelo», dissero altri in aula. E il mito del Re Lucertola (o del Lothar ubriaco con aspirazioni da poeta, a seconda dello stato psicofisico)continuò a lievitare. Miami versus Morrison; una causa mai conclusa perché Jim morì a Parigi otto mesi dopo e l’appello finì in cavalleria (tanto lui non s’era presentato in aula neppure in primo grado). Ora, a quarant’anni dai fatti, lo Stato della Florida gli concede la grazia postuma su richiesta dell’ex senatore repubblicano Charlie Crist. Uno scherzo? Assolutamente no, perché sul capo del leader dei Doors pendeva ancora un ordine di arresto. Quello show a Miami fu l’ultimo atto di una serie di esibizioni «oltraggiose» (nel’68 a New Haven fu arrestato per «oltraggio alla morale, turbamento dell’ordine pubblico e resistenza a pubblico ufficiale») e fu preso di mira pure dalla Cia per attività sovversiva. Chissà come sghignazza da lassù (sempre che non abbia inscenato la propria morte come vuole la leggenda metropolitana) lui che era nato per stupire, per trasformare il rock in arte e scuotere i fan per farli uscire dalla loro passività. In fondo per lui questa riabilitazione è una macchia sul un mito pazientemente costruito sulla figura del rocker maledetto, che diceva sempre: «farsi e sbronzarsi tutti i giorni è la differenza che corre fra il suicidio e una lenta capitolazione».