Grazia a Sofri: perché Mastella aggira il Colle

Paolo Armaroli

Loquor ergo sum. Parlo e perciò sono. È una massima che si addice ai nostri beneamati uomini politici, che anche in piena estate non si negano il piacere di spiattellare la loro riverita opinione. Tra costoro spicca Clemente Mastella, un tipo sveglio che non perde occasione per movimentare la scena politica. Così, tanto per agitare le acque, ha rivelato che Casini gli aveva promesso di presentarsi assieme alle elezioni politiche e che poi il patto era saltato perché l’ex presidente della Camera preferisce restare nel centrodestra per succedere a Berlusconi. Ha dichiarato che è stato uno sbaglio aprire adesso lo scontro sul conflitto d’interessi. Ha affermato che la Finanziaria non può essere lacrime e sangue, facendo restare con un palmo di naso Prodi e Padoa-Schioppa. Dulcis in fundo, ha detto la sua sulla grazia a Sofri.
In una intervista al Giornale il ministro della Giustizia ha precisato: «Come uomo, Clemente Mastella trova disumano che non si possa stare accanto alla moglie ammalata. Come ministro, devo tenere conto di tante, tante cose. Ma entro la fine dell’anno questo problema andrà affrontato: Sofri è un uomo che ha patito e ha pagato. Di certo, non ripeteremo l’errore fatto con la grazia a Bompressi, quando la famiglia Calabresi lo ha saputo dai giornali». Mastella non ha peli sulla lingua. Non risparmia neppure il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al quale imputa di non aver preavvertito della grazia a Bompressi la famiglia Calabresi. E il ministro, al quale nulla sfugge di ciò che lo riguarda, non ha smentito.
Le reazioni sono state di segno opposto. Da un lato Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti a Firenze e amico di vecchia data di Sofri, ha osservato che «l’uscita del ministro Mastella non mi è sembrata opportuna. Per risolvere tutti i problemi basta che il presidente della Repubblica firmi la grazia. Oggi ci sono le condizioni politiche per farlo immediatamente». Dall’altro, c’è seriamente da domandarsi se il signor ministro abbia davvero contezza della sentenza della Corte costituzionale 200 di quest’anno, che ha risolto l’annosa questione sulla titolarità del potere di grazia dando ragione al presidente della Repubblica Ciampi e torto al ministro della Giustizia Castelli.
Del resto, non è la prima volta che Mastella si interessa della grazia a Sofri. Nel maggio scorso, intervistato da Gente, ha detto chiaro e tondo che entro la fine dell’anno l’ex leader di Lotta continua otterrà la grazia. E allora i casi sono due: o il ministro della Giustizia legge nel pensiero del presidente della Repubblica, al quale la Corte costituzionale nella citata sentenza ha riconosciuto in esclusiva il potere di grazia; o preferisce sorvolare sulla pronuncia della Consulta in quanto ritiene che lo stato giuridico precedente convenga un po’ a tutti. Al Guardasigilli, che si atteggia a clemente di nome e di fatto. E al Quirinale, che avverte il peso di decisioni che potrebbero rivelarsi impopolari. Questo secondo corno del dilemma potrà apparire fantasioso. Fatto sta che ogni qual volta Mastella ha parlato della grazia a Sofri, il Quirinale non ha fatto una piega. Significa che quella di Ciampi, che ha sollevato conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale nei confronti del ministro Castelli, è stata a ben vedere una vittoria di Pirro. Perché venuta meno la mezzadria tra Colle e via Arenula, non c’è più nessuno - per dirla con il lessico di altri tempi - che copra la Corona.
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