Grazia Toderi, l’occhio che sfida la realtà

Marta Bravi

Un omaggio a Milano quello che Grazia Toderi fa al Pac, nella personale a cura di Francesca Pasini, catalogo Skira, che inaugura domani in via Palestro 14 (fino all’11 febbraio, tutti i giorni 9.30-19). Una Scala roboante, a forma di ellisse vaga nello spazio ammiccando alle prime scene di «2001 Odissea nello spazio». Un ambiente che i milanesi conoscono bene ma che, filtrata dall’obiettivo della telecamera dell’artista, spiazza l’osservatore che si trova così davanti a una Scala «nuova». «Grazia Toderi - commenta l’assessore Sgarbi - guarda il mondo in una prospettiva rovesciata, mostra come anche le cose più ovvie e banali possano apparire straordinarie se raccontate in modo diverso, estroso. Va al di là dell’abitudine e della realtà».
«Scala nera» questo il titolo del video che viene presentato in due diverse proiezioni, una frontale e una ellittica appunto, è stata commissionata dal Padiglione di arte contemporanea appositamente per la mostra. Perchè «nera»? «L’immagine - spiega la curatrice Francesca Pasini - vuole cogliere il preciso momento in cui le luci si abbassano e si alza il sipario, le luci intermittenti e quelle fisse sopra i palchi e i visi bianchi degli spettatori creano un ulteriore contrappunto al buio che invade il teatro. Sta per cominciare lo spettacolo, l’eccitazione è palpabile e contemporaneamente c’è una specie di immobilità. Il tempo è sospeso tra buio e luce, tra realtà e immaginazione».
Per poter realizzare il video la Toderi ha collaborato con gli studenti dell Scuola di Teatro Paolo Grassi e gli allivi della scuola del Piccolo Teatro che una domenica pomeriggio si sono dipinti il viso di biacca per comparire nei palchi del teatro. «Siamo molto orgogliosi della collaborazione tra tre istituzioni. Pac, Paolo Grassi e Piccolo e Scala, che hanno permesso di realizzare l’opera - ha detto Lucia Matino, direttore del Pac - che l’artista ha deciso di regalare alla città, insieme a «San Siro», il video girato nel 2001, nella speranza che un giorno facciano parte del museo del contemporaneo.
Quello stesso sguardo capace di andare oltre la realtà è quello che riesce a vedere le luci della città formare una torre, la torre di Babele appunto, protagonista del secondo video inedito «Rosso Babele». Attraverso la sovrapposizione di riprese di città appare una luce rossastra, brulicante di luci dalla quale si alza uno ziggurat, una torre che si eleva e sprofonda.
Ma l’omaggio a Milano non termina qui, in mostra, infatti, anche le riprese dall’alto di Milano dove le luci intermittenti richiamano le immagini più stellari degli altri video. In mostra anche «Zuppa dell’eternità e luce improvvisa» (1994), «Nata nel ’63» (1996), «Ragazzi caduti dal cielo» (1998), «Il fiore delle 1001 notte» (1998), «Il decollo» (1998), «Diamante» 2001), «Q» (2003), «Mirabiulia urbis» (2001) e «Empire» (2002).