Graziati da qualcuno che da lassù...

Va bene così. Va bene. Diciamo che va. Fare punti a Lecce era fondamentale. Soprattutto dopo che per 70 minuti (fortunatamente non consecutivi) lo spettro dell’ennesima sconfitta aleggiava disperatamente. A un certo punto ho anche creduto di sentire sulla mia spalla destra fare «Craaaa!» il corvo del gramo, volgarmente detto «uccello padulo» per quel suo vizietto di infilarsi in rima dove fa calduccio anche se non batte il sole. Non so se è più bello fregiarsi di un misero punticino che fa morale o se riassaporare dopo mesi il piacere di guardare Controcampo e dintorni senza il fastidioso riflusso esofageo a guastare la cena. Ora, ragioniamo. Siamo chiamati a due imprese, che tali sono, vista la nostra attuale pochezza. Vincere in casa con Reggina e Chievo e limitare i danni a San Siro con l’Inter. Il Toro del secondo tempo, sbavature e distrazioni comprese, ce la può fare. Fare sei punti significherebbe inchiodare nei bassifondi clivensi e reggini (e qui mi piange un po’ il cuore, ma appena appena), fare classifica (anche avulsa) e risollevarsi dalla montagna di letame nella quale siamo sprofondati. Per colpa nostra, evidentemente, e anche di qualche giacchetta nera col cuore a strisce di pigiama. Tipo ’sto genio che ha convalidato il viziatissimo 3-2. Dobbiamo essere più forti dei paduli, delle zebre e dei corvacci. Perché non sempre quel qualcuno che da lassù ci ama può soffiare dentro cross sbilenchi o agevolare un tiraccio in scivolata. Auguri e grazie, Valentino.