«Grazie all’indulto cresce l’allarme per la sicurezza»

Marzio Fianese

La Capitale aggredita dall’indulto. È questa la preoccupazione che emerge dalle parole del segretario romano del Sulpm, Alessandro Marchetti, avvertendo dei rischi che il provvedimento di grazia provocherà sulla sicurezza dei cittadini. «Siamo profondamente preoccupati - afferma Marchetti - perché il prossimo indulto riporterà sulle strade migliaia di detenuti, la maggioranza già dediti ad attività di micro-criminalità e Roma è impreparata. Se addirittura c’è un racket che gestisce i lavavetri ai semafori con l’uso della violenza immaginate voi a che livello già parte la criminalità a Roma». Niente di politico nelle sue dichiarazioni, precisa subito. «Non entriamo nel merito se sia un bene o un male concedere l’indulto, ma chiediamo a gran voce al governo Prodi e al sindaco Veltroni di metterci in condizione di difendere i cittadini dalla prossima probabile ondata di scippi, borseggi, rapine e furti che invaderanno le nostre città. Le polizie statali e i carabinieri sono sempre meno e sempre più impegnate nella prevenzione contro la criminalità organizzata, il terrorismo e il controllo dell’ordine pubblico, tant’è che ormai in ogni ordinanza del Questore viene richiesto l’ausilio della municipale. Ci chiediamo inoltre: chi non può essere d’accordo sul fatto che per i cittadini è sicuramente più confortevole sapere che il vigile urbano che sta all’incrocio per controllare il traffico è capace davvero di difenderli qualora qualcuno tentasse di scipparli o rapinarli». Ritorna, dunque, la vecchia idea del vigile armato.
«Da un lato c’è il governo Prodi - prosegue Marchetti - che potrebbe inserire tra i propri provvedimenti urgenti la riforma della polizia locale approvata già dalla Prima Commissione Affari costituzionali nella passata legislatura e che resta valida fino a ottobre, quando decadrà e dovrà essere ridiscussa e che inoltre potrebbe contestualmente concedere ai Comuni libertà di assumere nella polizia locale (municipale e provinciale), partendo magari da chi ha già effettuato questo lavoro a tempo determinato o come campo-scuola negli stessi Enti (come ha chiesto anche l’Anci). Dall’altra c’è il Sindaco Veltroni che invece deve immediatamente cambiare rotta e trasformare i vigili urbani in una moderna polizia di prossimità - è la stoccata al primo cittadino -. Operazioni facili come ad esempio quella di variare gli indirizzi dati ai Dirigenti dei Gruppi, partendo dall’assunto “più sicurezza e meno multe”, di assegnare l’arma di servizio (a partire dalle 900 pistole inutilizzate e ferme da mesi all’armeria del Corpo) e fornire strumenti ed equipaggiamento adatto: come il bastone estensibile utile per le perquisizioni o contro le persone armate di solo coltello, o almeno quattro uffici per il controllo degli extracomunitari senza permesso di soggiorno aperti 24 ore, oppure un auto per il trasporto degli arrestati che abbia i sedili posteriori separati da quelli di guida. Insomma l’obiettivo è quello di mettere in strada oltre duemila agenti capaci di poter intervenire in ogni situazione di pericolo per il cittadino e, con la loro presenza, anche se partendo dal semplice servizio di viabilità, prevenire i reati».
«Con questi giusti e neanche molto costosi accorgimenti Veltroni potrebbe riuscire a portare la polizia municipale di Roma a livello di quelle delle altre grandi metropoli: come a esempio Milano e Bologna, rispondendo così alla richiesta di sicurezza che, inevitabilmente, aumenterà nei prossimi mesi».