Grazie all'indulto libero l'assassino che mi perseguitò

I sociologi: «I minorenni vanno puniti come adulti»

Caro Direttore,
vorrei raccontare brevemente la mia storia, anzi, riassumerla. Ho conosciuto il signor Giorgio Nisbet verso il 1984 e me ne sono innamorata profondamente. Gentile, premuroso, simpatico, colto e, sì, lo trovavo anche bello. Il nostro idillio è durato alcuni anni e mi sembrava di vivere in una favola. Ma cominciarono le prime stonature. Reduce da un matrimonio fallito alla cui frattura avevo contribuito anch'io sventatamente, ho cercato di capirlo e giustificare le sue intemperanze (forse anche troppo) pur di non ripetere gli sbagli precedenti. Quando venne sfrattato, vendetti il mio appartamento e acquistai una casa spaziosa che ci contenesse. Comprai anche un vasto orto per procurargli frutta e verdura genuina di cui, come vegetariano, si nutriva. E cominciò, a poco a poco, l'inferno. Meschinità, ripicche, umiliazioni, isolamenti...: era il padrone e io, per non sbagliare di nuovo, per non fallire più, subivo, subivo e mi spegnevo sempre di più. Ma un giorno un istinto occulto mi fece aprire il suo ultimo testamento, in bella vista da anni: e io non esistevo, né con un grazie né con un libro a suo ricordo. Finalmente mi resi conto che non contavo altro per lui che un tetto sulla testa e una donna da sc... e maltrattare a suo piacimento. Glielo dissi e lo pregai di andarsene: lo avrei aiutato in tutti i modi, ma non gli conveniva. Non eravamo sposati perché lui era contrario al matrimonio in quanto anarchico oltreché marxista-leninista e non potevo chiedere la separazione: potevo solo fargli causa di sfratto che poteva durare anche 6-7 anni vissuti sotto lo stesso tetto e dissanguandomi economicamente. Interruppi ogni rapporto pseudosentimentale (o sessuale, che dir si voglia) con lui e gli chiesi di andarsene non appena fosse guarito da una frattura all'anca per la quale lo stavo assistendo con carità cristiana. Incominciarono le minacce di morte: mi avrebbe sparato alla tempia mentre dormivo se non riprendevo i rapporti. Scappai di casa spaventata e, quando cercai di rientrare con l'uomo che mi aveva dato affetto, protezione e il suo nome, il cancello di casa mia era chiuso. Lo denunciai. Alcune settimane dopo, sapendolo in vacanza, tornai a casa mia a costo di forzarne la serratura e mi ci stabilii. Gli avevo scritto tutto e comunicato il mio matrimonio anche ai fratelli che erano a conoscenza del mio inferno (anche se dopo, come da copione, l'hanno negato). Ritornò, salì le scale, prese la pistola che aveva accuratamente nascosta e sparò al volto del mio compagno uccidendolo. Si girò verso di me e ricordo ancora quella frase «ora ammazzo anche te». Istintivamente sollevai la mano a pararmi e caddi ferita. Mi credette morta. Sparò due o tre colpi in aria per creare l’alibi dello «stato confusionale», tornò nello studio e mise in ordine i bagagli del suo rientro dalle vacanze poi telefonò al fratello. Quando arrivò la polizia inscenò un ipotetico suicidio. Condannato a 27 anni nel primo processo ridotti a 18 con un rito abbreviato, quindi a 12 in Corte d'appello. Ora è uscito dopo neanche 8 anni.
So del suo odio viscerale nei miei confronti: se fossi morta come aveva programmato da mesi sarebbe uscito con l'aureola del povero innamorato tradito da una malafemmina (sempre come da copione) e probabilmente non avrebbe fatto un giorno di galera visti i suoi 70 anni, magari agli arresti domiciliari a casa mia visto il buonismo che incombe. In pratica è andato in galera per causa mia e me la farà pagare. Come?
Ho letto sul Messaggero di Udine le sue dichiarazioni: ha voglia di leggere l'Antigone di Sofocle. Ma perché solo l'Antigone e non Sofocle? E anche Macbeth di Shakespeare, ma perché solo Macbeth e non Shakespeare? Così me li sono andata a leggere. Parlano di sicari e di come si possono facilmente comprare i favori di gente avida. E a lui i soldi non mancano, accumulati a nostre spese in questi anni. Nel lontano 1998 aveva profetizzato la mia dipartita inviandomi, poche settimane prima del delitto, una cartolina allusiva: l'Urlo di Munch con il commento «e poi il silenzio». Ora Sofocle e Macbeth: si realizzerà anche questa profezia?