«Grazie al centrodestra ci sono più italiani che pagano le imposte»

L’ex viceministro azzurro Vegas: entrate aumentate con le sanatorie

Gian Maria De Francesco

da Roma

Il governo Berlusconi ha allargato la base imponibile, favorendo l’aumento delle entrate tributarie nel primo semestre 2006 così come registrato ieri dal Dipartimento per le Politiche fiscali di via XX Settembre. Il senatore di Forza Italia ed ex viceministro dell’Economia, Giuseppe Vegas, è convinto che i risultati favorevoli siano anche stati determinati dalla politica dei condoni che ha favorito la regolarizzazione di una serie di rapporti aiutandone l’emersione. Il tutto senza penalizzare i contribuenti e senza minare la ripresa dell’economia italiana. Una sfida pesante per il centrosinistra che, dopo l’allarmismo elettorale, si ritrova in una situazione migliore delle previsioni ma senza volontà di fare marcia indietro di fronte ai propositi di una maggiore invasività del fisco nella vita dei cittadini.
Senatore Vegas, le entrate tributarie nel primo semestre 2006 sono aumentate del 12,3% su base annua a 179,1 miliardi di euro. Il 54% del totale è rappresentato dalle imposte dirette. Dunque, non è vero che le politiche fiscali del centrodestra hanno favorito i più ricchi tradendo il dettato costituzionale della progressività delle imposte?
«Il governo Berlusconi ha sostanzialmente allargato la base imponibile attraverso una riduzione delle aliquote nominali. Checché ne dica il centrosinistra, la politica dei condoni è servita per regolarizzare una serie di rapporti tributari. Il risultato è l’aumento del gettito. Per dirla con una battuta, il centrodestra ha realizzato una politica fiscale di sinistra. Sarebbe opportuno che la maggioranza e il governo, a questo punto, ripensassero l’intenzione di abolire il secondo modulo della riforma fiscale».
Nel corso della campagna elettorale e anche nei primi giorni di vita del governo Prodi è stato più volte riproposto il tormentone dello «sfascio dei conti pubblici» ereditato dal governo Berlusconi. I dati di ieri sembrano andare in direzione opposta.
«Si è dimostrato che il controllo delle entrate è stato rigoroso e che, nonostante la campagna elettorale, il centrodestra non ha allargato i cordoni della borsa. È un meccanismo di lunga lena. Tra andamento delle imposte e controllo della spesa si è raggiunto un buon risultato».
Anche l’Iva ha registrato un incremento del 10% su base annua a 49,3 miliardi di euro.
«È un buon aumento. Se lo depuriamo dalla componente legata ai prezzi energetici che sono saliti, è possibile riscontrare una crescita dell’attività economica. Insomma, la ripresa c’è».
Le addizionali regionali e comunali all’Irpef, invece, hanno segnato una battuta d’arresto rispettivamente pari al -6,2 e al -3,3% annuo.
«Si tratta di un risultato scontato perché abbiamo messo un freno a questo tipo di prelievo. Il centrosinistra, invece, appare intenzionato ad andare in direzione opposta alla nostra. Innanzitutto, sembra che voglia lasciare mano libera alle Regioni sulle addizionali e poi, con l’abolizione del secondo modulo della riforma fiscale e con il programmato aumento della tassazione delle rendite, la prospettiva è quella di un inasprimento che potrebbe non raggiungere gli stessi obiettivi».
Il decreto Bersani-Visco ha già anticipato questa volontà...
«Le imprese sono state caricate di tasse. Inoltre, potranno ricorrere in misura inferiore agli ammortamenti dei marchi. Per le aziende che operano sui mercati internazionali non è un bel segnale. Meno preoccupante è l’equiparazione delle stock option a reddito. Anche se i manager sono lavoratori come tutti gli altri».
In sintesi, qual è il dato più significativo che emerge dal positivo andamento delle entrate tributarie?
«Una politica fiscale più amichevole come quella del centrodestra non ha azzannato il sistema-Italia e contemporaneamente ha portato dei risultati».