«Grazie al cinema

Roma«Sgomberiamo il campo da quello che ha detto il ministro-ombra dei Beni culturali Vincenzo Cerami...» Gabriella Carlucci, deputata del Pdl e componente della commissione Cultura della Camera, è decisa a far valere le proprie ragioni.
Onorevole Carlucci, che cosa ha detto Cerami?
«Ha sostenuto che è merito del governo Prodi se i crediti di imposta per le produzioni cinematografiche sono stati ripristinati. Ma sono stata io nel 2006 a presentare un progetto di legge ad hoc che si rifaceva alla riforma Urbani elaborata nel periodo 2001-2004 e successivamente accolta nella Finanziaria di quest’anno. Quello che ci interessava era la detassazione degli utili reinvestiti e la fine dei finanziamenti a pioggia».
La manovra triennale prevedeva dei tagli su questi stanziamenti.
«Rivendico il mio ruolo e quello del ministro dei Beni culturali Bondi e del sottosegretario Letta se gli stanziamenti per il credito d’imposta e per il tax shelter (la detassazione degli utili reinvestiti; ndr) sono stati ripristinati all’interno della manovra triennale».
E adesso a che punto siamo?
«Ora i decreti attuativi sono al vaglio della Commissione Ue ed entro il mese prossimo dovremmo essere operativi. Sono orgogliosa e rivendico il mio ruolo».
Quanto valgono queste misure?
«Il tax shelter nel triennio 2008-2010 costa 23 milioni di euro, mentre il credito di imposta vale 77 milioni. Le maggiori entrate fiscali sono state stimate dal Servizio Bilancio della Camera in 177 milioni, dunque il saldo positivo per l’erario è di circa 70 milioni».
E gli imprenditori sono pronti ad approfittarne?
«Oggi presenterò queste misure a Confindustria perché la produzione e la distribuzione cinematografica rappresentano una nuova possibilità per le imprese. Nel convegno che ho organizzato ho invitato il primo imprenditore che ha beneficiato della misura. Si chiama Paride De Masi, viene dalla Puglia e ha impiantato il più grande campo solare europeo a Brindisi. Nel momento in cui l’investimento in azioni conviene di meno, ha scelto di puntare sul cinema perché grazie al tax shelter si può ottenere il 30% dei diritti di sfruttamento di un film che non vive solo nelle sale ma anche sulla pay-tv o nei dvd. E l’imprenditore ci può guadagnare se investe in un film di successo».
Che cosa dice del tanto bistrattato product placement, ovvero la possibilità di propagandare prodotti o marchi inserendoli in un film?
«Che è stato uno strumento importantissimo, che la sua introduzione ci ha messo al passo con gli Usa e gli altri Paesi europei e che ha portato nuove fonti di finanziamento all’industria cinematografica».
Il Fondo unico dello spettacolo non può coprire tutte le necessità?
«Quest’anno sono stati ridotti gli stanziamenti ed è difficile contestare a Tremonti questa esigenza quando bisogna finanziare l’istruzione e le infrastrutture. Il vero problema è la dipendenza creata dalla riforma Veltroni del ’99 quando istituì la possibilità di finanziare i film al 100% scollando la produzione dal mercato. Ora i produttori hanno dovuto comprendere che bisogna avere un ritorno se si vuole avviare un’impresa».