«Grazie don Andrea»: Roma, Latina e Priverno, salutano il parroco ucciso in Turchia

Alessia Marani

Venerdì mattina, probabilmente, l’ultimo commosso saluto a don Andrea Santoro, il parroco 60enne freddato con due colpi di pistola da un fanatico locale all’interno della chiesa missionaria di Santa Maria a Trebisonda, in Turchia. Giovedì la camera ardente nella sua vecchia chiesa dei Ss Fabiano e Venanzio in via Terni, quindi i funerali il giorno dopo nella basilica di San Giovanni. Come auspica lo stesso cardinalr Ruini. Ieri, intanto, in Campidoglio l’aula Giulio Cesare ha voluto commemorare il prete tragicamente scomparso in apertura del consiglio comunale. Un manifesto («Una vita per gli altri. Grazie don Andrea») lo ricorderà in città, così come accadrà per le strade di Priverno, paese natale del sacerdote, e a Latina, dove due anni fa don Andrea era stato a parlare di dialogo con l’Islam nella chiesa di Santa Chiara. «Intitoleremo una strada in suo onore - ha sottolineato il sindaco pontino, Vincenzo Zaccheo - faremo di tutto perché il suo nome, la sua figura, il suo impegno non vengano dimenticati». Idem accadrà in consiglio provinciale. Luca Zacchi, suo carissimo amico, ha voluto ricordarlo così dalle pagine di Romasette, settimanale diocesano: «È morto il mio amico Andrea - scrive -. L’ho conosciuto da piccolo: era il giovane viceparroco della parrocchia della Trasfigurazione a Monteverde Nuovo a Roma. L’amore per la Parola di Dio, l’attenzione all’altro, le ho imparate anche da lui. Le nostre strade si sono incrociate di nuovo quando ho collaborato con delle religiose presenti nella sua parrocchia di allora, Santi Fabiano e Venanzio, dal 1994 al 1996, e quando ho lasciato il sacerdozio. Ha compreso le motivazioni della mia scelta, non si è permesso mai di giudicarla, e mi ha accompagnato in quel tempo faticoso di ripensamento della mia vita». «Lo ricorderò domenica - aggiunge - nella chiesa valdese di Forano, presiedendo il culto. Era andato in Turchia perché convinto che l’amore tra i credenti ha un valore che va al di là della fedeltà con cui si professa la propria fede». Ieri sera la comunità di Sant’Egidio ha pregato per lui, in veglia, nella basilica di Santa Maria in Trastevere. Un abbraccio simbolico per stringersi a «un uomo di pace e di dialogo ucciso barbaramente». Sul possibile movente del brutale assassinio, ieri, ha parlato anche suor Antonietta Papa, amica di don Andrea e segretaria generale delle Figlie di Maria missionarie, congregazione a cui il prete romano aveva chiesto appoggio per la sua missione in Turchia. La sorella ha riferito all’agenzia missionaria Misna che in passato don Andrea aveva ricevuto diverse minacce. In particolare per la sua opera di recupero e sostegno alle prostitute dell’Est attive nella zona portuale del centro sul Mar Nero. Una figura «scomoda», dunque, quella di don Andrea. Uomo di chiesa sì, don Andrea. Ma da sempre in prima linea per difendere gli interessi dei più deboli, per portare avanti le battaglie di fede e magnanimità. «Tempo fa - ha dichiarato Piero Marrazzo, presidente della Regione - il parroco aveva chiesto dei fondi per la realizzazione di un Centro di dialogo interreligioso a Trebisonda. Ci impegneremo per portare avanti il suo progetto».