«Grazie a mia nonna ho scoperto Dio Ora son meno pazza» L’artista, quinta in hit parade, prepara una tournée «Ho fatto tante cavolate ma ho ritrovato l’equilibrio»

Teoricamente dovrebbe godersi il quinto posto in classifica del triplo cd antologico (con inediti e brani dal vivo) Spirito libero. Viaggi di voce 1992 - 2008 e preparare con tranquillità il tour primaverile (con una doppia anteprima il 15 aprile al Palalottomatica di Roma e il 17 al Forum di Milano). Ma Giorgia è un personaggio complesso che si guarda sempre dentro, si arrovella, si angoscia dietro le battute e i sorrisi che il grande successo la obbliga a dispensare qui e là. «Non credo molto nella felicità - dice - anche perché la mia vita a 37 anni è un gran casino. Non ho molto equilibrio, mi faccio prendere troppo dall’emotività. Però sto lavorando su me stessa».
Troppo severa con se stessa.
«Realista. Cerco di essere obiettiva con me così come lo sono con il mondo che mi circonda».
Tutti i grandi artisti sono un po’ tormentati.
«Nell’immaginario collettivo è così, ma in realtà è una fatica vivere così. Comunque penso che chiunque sia un po’ sensibile si trovi tutte le sere a fare i conti con le sue insoddisfazioni e i suoi problemi».
Lei come si aiuta?
«Io ho avuto una vita piuttosto tormentata; ho vissuto da esistenzialista, sono stata femminista convinta con una mamma femminista. Ho fatto anche tante cavolate ma poi ho sempre ritrovato il mio equilibrio».
Come?
«Con la psicoterapia, con persone che mi hanno seguito con un metodo non tradizionale, e poi due anni fa, con la morte di mia nonna, ho scoperto la spiritualità».
Cioè?
«Io ho sempre temuto la morte. A 8 anni scrivevo poesie sulla morte, mi provocava attacchi di panico perché pensavo fosse la fine di tutto: un pensiero fisso orribile. Ora invece sento molto vicina l’energia e la forza dell’anima di mia nonna. È sempre con me e mi ha insegnato che la morte è soltanto un passaggio».
Quindi ora ha fede?
«La fede la chiamo spiritualità e nasce da questo principio: se riesci ad attraversare il tunnel del dolore poi hai una visione diversa della vita. Hai un’alternativa. Puoi buttarti giù oppure guardare verso l’alto per trovare conforto. Io ho scelto questa via».
Una visione della spiritualità tutta sua.
«Credo che ci sia un Dio e che tutti noi siamo legati alla sua essenza. Sono cattolica e cristiana ma potrei benissimo essere buddhista perché il principio religioso, l’idea di Dio deve essere uguale per tutti; per questo non amo le regole che impone la religione».
Cosa pensa del mondo oggi?
«La terra è maltrattata. La gente consuma e butta, siamo in emergenza ambientale ma pochi se ne preoccupano o cambiano stile di vita. A volte desidererei che la razza umana si estinguesse per lo scarso rispetto che ha della natura. Ma voglio essere positiva: per il calendario Maya questo è stato l’anno dell’esaltazione dell’ego, il prossimo sarà quello dello spirito».
Però il disco antologico le dà grandi soddisfazioni.
«Sì, anche perché ci sono dentro io. È lo specchio della mia anima. Il cd è stata un’idea dei miei discografici, all’inizio ho detto no: la mia carriera mi sembrava ancora così breve. Poi ho pensato che fosse un buon modo per fare un bilancio della mia vita. Per reincontrare i musicisti, per dar spazio alle emozioni e alle sensazioni».
Come è cambiato il suo approccio alla musica dopo il grande successo?
«Ho imparato ad accettarlo da poco. Quando vinsi Sanremo nel ’95 non ero preparata alla popolarità, all’assillo dei dati delle vendite dei dischi, all’ansia delle classifiche. A un certo punto mi è sembrato di perdere la parte più pura di me stessa. Poi ho voluto occuparmi anche della produzione, seguire da vicino tutti gli aspetti della mia carriera e credo di aver trovato il giusto compromesso tra la mia creatività e quello che il mercato si aspetta che io faccia».
Chi l’ha influenzata di più?
«Dovrei fare tantissimi nomi, ma Herbie Hancock mi ha dato una grande lezione di musica e di vita perché vive la genialità con allegria. Ogni brano che incidevamo insieme, come E poi,
ogni volta era diverso; mi ha insegnato a cantare un pezzo come se fosse al contempo la prima e l’ultima volta e ha guidato la mia attitudine al jazz, il gusto di improvvisare che mi fa modificare le canzoni lasciando meno spazio alla melodia».
E ora si sta preparando al nuovo tour.
«Non dovrei dirlo ma ora, dopo una doverosa pausa natalizia in famiglia, devo occuparmi di faccende domestiche. Fare qualche lavatrice e soprattutto sistemare un muro di casa pieno di infiltrazioni di acqua».
In aprile ci saranno due anteprime del tour.
«Il tour mi esalta anche se oggi apprezzo la vita casalinga; non amo più la valigia, l’hotel, l’autostrada, l’autogrill. Ma appena salgo sul palco passa tutto. Voglio fare concerti speciali con un giusto equilibrio tra pop, jazz, parti acustiche ed elettroniche e arrangiamenti molto coinvolgenti».
In conclusione come si definisce?
«Una mezza matta mentre prima ero una matta totale. In fondo, come dice il titolo del cd, sono uno “spirito libero” sempre mutevole, anche se a volte con le idee non troppo chiare».
Ma il suo bilancio alla fine è positivo?
«Diciamo alla pari, così non mi comprometto».