Grazie alla norma potrebbero uscire in anticipo l’omicida di Novi Ligure Erika De Nardo, il serial killer di Padova Gianfranco Stevanin e uno degli assassini di Desirée Piovanelli L’indulto fa lo sconto anche agli assassini Il provvedimento di clemenza

Al veronese Maso potranno essere concessi permessi premio

Pietro Balducci

da Milano

Chissà cosa ne pensa la signora Maria, la casalinga di Voghera, di tutta questa storia dell’indulto voluta dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Vede in televisione un ministro che fa i capricci, perché non vuole l’indulto, cioè la clemenza, per chi ha commesso reati finanziari. Truffatori, corruttori, tangentari e campagnia bella. Però lo stesso ministro, ex magistrato ai tempi di Tangentopoli, non dice niente, ma proprio niente, se a uscire dal carcere sono degli assassini, quelli che hanno ammazzato il vicino dopo dieci anni di litigi, esasperati dalla televisione dal volume troppo alto, oppure quei ragazzi che hanno massacrato a bastonate i genitori, tanto per dare un’accelerata all’eredità, che i soldi meglio spenderli da giovani.
Chissà se la signora Maria, quando lo saprà, sarà contenta di incrociare per strada prima del previsto, dalle parti di Novi Ligure, la tanto famosa Erika, cognome Di Nardo, che qualche anno fa massacrò, insieme al suo amico Omar, la mamma e il fratellino. La signorina, immortalata un mese fa mentre giocava a pallavolo insieme alle sue compagne di cella, suscitando un vespaio di polemiche, sarà una dei circa 12mila detenuti che potrà usufruire dell’indulto e uscire dal carcere fra circa un anno. I conti sono presto fatti, anche se alla signora Maria, e a molti altri, non piaceranno per niente. Erika, condannata definitivamente a 16 anni di galera, ne ha già scontati cinque. Dato che era minorenne nell’epoca in cui massacrò la madre e il fratellino, con lo sconto di tre anni fornito dall’indulto potrebbe accedere a benefici e misure alternative come la semilibertà.
Però, il succitato ministro, quello che fa i girotondi intorno a Palazzo Chigi, di lei non si preoccupa. Per lui i cattivi, quelli veri, gli indegni a stare a pieno titolo nella comunità civile, sono quelli che hanno pagato le tangenti, i corruttori. Loro dentro, gli assassini fuori. Come, per esempio, Piero Maso, ve lo ricordate? Il giovane veronese che nel 1991 uccise i genitori con la complicità di tre amici: venne condannato nel 1994 a 30 anni di reclusione. Finora Maso non ha mai usufruito di permessi premio, l’ultimo gli è stato rifiutato venti giorni fa. Ma la sua vita, grazie all’indulto, potrebbe cambiare in meglio. Il suo fine-pena sarà anticipato dal 2021 al 2018 e diventerà più difficile rifiutargli le gite-premio fuori dal carcere.
Oppure Gianfranco Stevanin, l’agricoltore di Terrazzo condannato all’ergastolo per l’omicidio di cinque donne. Il suo avvocato è convinto che, dopo 27 anni di carcere, a fronte di sconti di pena nel frattempo acquisiti, Stevanin potrebbe beneficiare dell’indulto. Chissa se la signora Maria, che sta preparando le valigie per la vacanze al mare, sarà contenta di sapere che l’indulto si applicherà anche per Mattia, il minorenne condannato a 10 anni per l’omicidio per Desiree Piovanelli, la quattordicenne di Leno (Brescia) accoltellata durante un tentativo di violenza sessuale. Con l’indulto la sua pena si ridurrebbe a sette anni. Ne ha già scontati tre e mezzo e anche per lui scatterebbero benefici e misure alternative. Steso probabile discorso per Ambra, altra minorenne condannata per l’omicidio di suor Laura Minetti, avvenuto nel giugno 2000 a Chiavenna. Anche lei con l’indulto arriverebbe a metà pena. E poi le due amiche assassine Annamaria Botticelli e Maria Filomena Sica, condannate a 21 anni per l’assassinio di Nadia Roccia a Castelluccio dei Sauri (Foggia), potrebbero uscire dal carcere già dal 2009. La contabilità di assassini in libertà sarebbe lunga. La signora Maria non approverebbe, il ministro che fa i capricci sì.