Grazie Olanda. Ora vi dobbiamo un biscotto

E ora, come nel finale del film di Dino Risi La marcia su Roma, quando Gassman e Tognazzi si accorgono di dove si sta andando a parare e allora alzano il braccio nel saluto romano, l’Italia intera celebrerà il trionfo, il miracolo, la notte magica. In perfetto stile italiano saliranno sul carro dei vincitori anche i gufi, i filo-romeni e i filo-irlandesi, insomma tutti quelli che a noi della Nazionale non ce ne frega niente ma se perde son contento.
Saliranno perfino sul carro di Roberto Donadoni, bravo fioeu massacrato da qualche milione di commissario tecnico da bar o da redazione. Gianni Brera lo chiamava il «tautologico Donadoni» perché che cos’altro è se non una tautologia, uno che si chiama Dona-doni? Ieri il dono che ci ha donato è stata una sera bellissima perché vincere è sempre bello, ma vincere sbattendo fuori la Francia è bello ancor di più.
Donadoni aveva tutti contro: già circolavano non solo il nome del suo sostituto, ma quelli dell’intero staff che il suo sostituto si sarebbe portato appresso. Gli rimproveravano - a Donadoni, voglio dire - di non essere riuscito a mettere insieme una squadra fissa e certa, come se fosse facile ereditare una Nazionale campione del mondo - sazia appagata e anche un po’ vecchia - e cambiarla in un battito di ciglia. Gli rimproveravano anche di essere un po’ troppo permaloso e un po’ troppo poco simpatico, come se fosse un giovialone l’uomo che l’ha preceduto e che fino a ieri si rivoleva al suo posto.
A Donadoni va la nostra gratitudine non solo per la qualificazione ma anche per la lezione di vita: duro e tenace come tutti i bergamaschi, ha lottato contro l’ombra di un altro allenatore, contro un passato trionfale, contro un campionato dove gli assi sono tutti stranieri, e anche contro un po’ di rogna, voglio dire contro qualche infortunio e contro un paio di arbitraggi che insomma. Ieri gli è stata restituita pure un po’ di fortuna: Ribery che si fa male (Bagni ci ha spiegato in diretta: «Ribery è un giocatore importante perché ha due piedi»), quell’altro che si fa espellere, Vieira che non scende nemmeno in campo. Il suo maestro, nel ’94, ci portò alla finale dei Mondiali grazie al cul de Sac, non ci dispiace anche un minimo di cul de Donadon. Ma solo un minimo, perché la partita di ieri sera è stata sontuosa, la Francia annicchilita.
Un doveroso ringraziamento lo dobbiamo anche a monsieur Domenech, la nostra arma segreta. Domenech è probabilmente il più antipatico - lui sì, senza dubbio - degli allenatori in circolo; sicuramente è il peggior selezionatore che la Francia abbia mai avuto. Charles de Gaulle si chiedeva «come si può governare un Paese che ha duecentoquarantasei varietà differenti di formaggio», e forse Domenech ha altrettanti problemi d’abbondanza quando deve mettere insieme una lista di ventidue o ventitrè. Però riesce difficile capire come si faccia a lasciare a casa Mexes per far giocare Boumsong (uno che in Italia faceva fatica in serie B), Flamini (per far giocare un centrocampo dove il più giovane ha il figlio all’università); Frey e Trezeguet, per chiamare il mitico (mitico, da una decina d’anni, per gli avversari di ogni Paese e campionato) Anelka. O forse capire l’esclusione di Trezeguet non è poi così difficile: è dello scorpione, e Domenech dello scorpione non ne ha voluto neanche uno. La patria dei Lumi ha affidato i suoi gloriosi Bleus a uno che fa le convocazioni con l’oroscopo. È stata bella la serata di ieri anche perché ci ha dimostrato che una Giustizia ci dev’essere, se questo signore che ci tratta da sempre come degli imbroglioni e dei pezzenti ha perso contro di noi tutte le partite più importanti della sua vita.
Che bella serata. Chiudi gli occhi e rivedi Buffon che sta girato per non guardare il rigore di Pirlo; rivedi Gattuso che in panchina dà più spettacolo che in campo; rivedi purtroppo i labiali di Toni ai gol sbagliati, bisognerebbe spiegargli che nel calcio di oggi le bestemmie arrivano in eurovisione. Per un’ora e mezza abbondante abbiamo penato - diciamo la verità - pensando che alla fine il temuto biscotto tra Olanda e Romania sarebbe arrivato. Ci hanno allietato anche quelli della Rai, non solo per i piedi di Ribery secondo Bagni, ma anche per «il piede caldo» che Civoli attribuiva a Pirlo ogni volta che toccava la palla, e anche per l’osservazione «Grosso è largo» quando al nostro terzino arriva la palla sulla fascia, e anche perché a un certo punto ci hanno detto: «Sentite l’incitamento del pubblico italiano, non so se vi arriva anche il silenzio di quello francese» e noi pensa un po’, il silenzio non lo sentivamo proprio. Brava Rai, dico davvero: quei toni più soft, il volto d’antan di Mazzola e quello gentile di Bartoletti ci hanno fatto ringiovanire.
Solo un sospetto - ecco, diciamo così: un sospetto - ci turba: non è che il biscotto l’abbiamo fatto noi con i francesi?
Michele Brambilla