«Grazie al Pdl nulla sarà più come prima»

Abbiamo dato una limpida lezione di democrazia a chi ha tradito la sua gente

da Roma

«Nulla potrà mai più essere come prima». Silvio Berlusconi prende carta e penna e invia una lettera con intestazione autografa al «popolo dei gazebo», ovvero ai milioni di italiani scesi in piazza per offrire la loro adesione al suo nuovo partito, denominato attraverso il suffragio diretto dei cittadini, il «Popolo della libertà». Una missiva con la quale chiede al suo elettorato di mobilitarsi, partecipando in prima persona alle prossime convocazioni popolari.
«Mentre la sinistra si è arroccata nei Palazzi per difendere un potere sempre più logoro e usurpato, noi ci siamo invece messi all’ascolto del cuore del Paese, e abbiamo dato voce alla preoccupazione di tanti cittadini vessati da un governo tanto protervo quanto impopolare», scrive Berlusconi ai futuri adepti del Pdl. «Desidero ringraziarti personalmente - si legge - per aver partecipato con tanto entusiasmo alla nostra mobilitazione per mandare a casa il governo Prodi, alla raccolta di preadesioni per il nuovo movimento e alla scelta del nome e del simbolo. Due iniziative che, nel breve arco di quindici giorni, hanno rappresentato l’avvio di una rivoluzione pacifica e hanno dato inizio, grazie a una straordinaria partecipazione popolare, a una nuova stagione della politica italiana. Non abbiamo imboccato una scorciatoia populista, come sostengono i nostri avversari: abbiamo semplicemente riscoperto le basi più autentiche della democrazia, che trova nella volontà popolare - e non nelle oligarchie e nelle corporazioni - la sua linfa e il suo fondamento».
Berlusconi ci tiene a indirizzare un ringraziamento allargato alla sua gente, sottolineando la portata storica di una partecipazione senza precedenti. «Non si erano mai visti otto milioni di cittadini partecipare a una consultazione popolare, fare la coda per chiedere con forza la crisi di governo e nuove elezioni. E non si era mai visto lo spettacolo di tre milioni di cittadini che attendono pazientemente il proprio turno per scegliere il nome del nuovo movimento, vivendo così in prima persona l’atto costitutivo. È stata un’esperienza esaltante, una limpida lezione di democrazia a chi, tradendo il suo stesso popolo, ha di fatto commissariato le istituzioni e posto un pesante macigno sullo sviluppo del Paese. Mai la politica era stata così abissalmente distante dalla volontà popolare, mai, neanche nei momenti peggiori della Prima Repubblica, si era visto lo spettacolo di un governo agonizzante ma così pervicacemente aggrappato alle sue cento poltrone».
Di fronte a questo scenario politico così disastrato, la stagione della partecipazione diretta dei moderati italiani non deve finire. «Il nostro dovere di democratici, di moderati e di liberali - sostiene - è quello di restituire una bussola certa e una speranza concreta di cambiamento alla grande maggioranza degli italiani che aspettano solo di voltare pagina. Ancora una volta, come nel ’94, siamo stati noi a scendere in campo, ponendoci tutti e di nuovo in discussione, per mettere l’Italia al riparo da pericolose avventure e da salti nel buio. E tutto questo non sarebbe stato possibile se non avessimo potuto contare su militanti generosi, appassionati e disinteressati».
Berlusconi, esauriti i ringraziamenti, chiede a tutti i suoi seguaci di «proseguire con l’impegno profuso in queste settimane, un impegno indispensabile per la nostra causa. Anche nelle prossime settimane, infatti, il popolo dei gazebo sarà chiamato a pronunciarsi sulle scelte fondamentali del nuovo movimento. A partire dal Manifesto del Partito popolare europeo e dalla Carta dei valori, per passare poi alle priorità del programma di governo, alle adesioni formali e all’elezione dei rappresentanti in quella che sarà una vera e propria assemblea costituente del Popolo della libertà».