«Grazie a Prodi già iniziata la fuga di capitali»

«Chi vota a sinistra sappia che così gli italiani saranno più poveri»

Antonio Signorini

da Roma

La paura di un governo di sinistra e del conseguente inasprimento dell’aliquota sulle rendite finanziarie sta già provocando una fuga di capitali dall’Italia verso lidi più sicuri come la Svizzera. L’emorragia «è già iniziata: chiamate Lugano, chiamate Bankitalia, chiamate qualche notaio e vedrete se quello che dico è vero», ha detto ieri il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso di Porta a porta, scatenando reazioni stizzite del centrosinistra. Parlamentari molto vicini a Romano Prodi hanno subito replicato accusandolo di «irresponsabilità» e di aver fatto «propaganda di partito seminando il panico con allarmismi infondati e grave danno per il Paese». Anche il leader della Margherita Francesco Rutelli lo ha attaccato definendolo un «fanta-Tremonti». Lui ha respinto le accuse ai mittenti osservando che è stato semmai l’annuncio di Prodi sulle rendite finanziarie a essere stato «irresponsabile».
Scaramucce pre elettorali, se non fosse che di capitali in fuga ha parlato recentemente anche il Sole-24 ore. Il quotidiano della Confindustria ha dato conto di un insolito attivismo di aziende italiane in Lussemburgo. Aziende grandi e piccole (anche a gestione familiare) starebbero costituendo delle holding nel Granducato, pur di evitare la aliquota al 20 per cento sulle rendite, messa nero su bianco nel programma dell’Unione, e anche le altre «sorprese» che potrebbero uscire da un Palazzo Chigi guidato da Prodi come la patrimoniale, un giro di vite sugli immobili, il ritorno della tassa di successione.
Già a Vicenza il «superministro» aveva attaccato il programma dell’Unione ipotizzando un rischio di insolvenza per il debito pubblico, nel caso in cui si inaspriscano le imposte sulle rendite finanziarie. Uno scenario argentino, evocato anche ieri: «Una cosa deve essere chiara: se il 9 aprile vince Prodi gli italiani da quel momento saranno molto più poveri». Il candidato del centrosinistra «ha annunciato che tasserà i titoli del debito pubblico, e quella sarà una tassazione retroattiva. Dunque se vince la sinistra sarà colpito il risparmio, una cosa che un governo serio non può fare».
La tesi di Tremonti è che il programma dell’Unione contenga un «tradimento» dei risparmiatori. «Il provvedimento di tassazione dei Bot - ha spiegato - vuol dire ripudio del debito perché i titoli sono stati emessi con una tassazione prevista del 12,5 per cento e invece si aumenta l’aliquota all’improvviso». E l’esito è un «default» del debito.
Una stoccata Tremonti l’ha dedicata agli istituti di credito: «Si capisce perché le banche e le assicurazioni stanno tutte da una parte, con tutti questi grossi regali, sfogliando il programma dell'Unione». Il ministro dell’Economia ha anche parlato dell’ultimo bollettino della Banca d’Italia, quello che ha ispirato molti commenti pessimisti sullo stato dell’economia italiana e dei conti pubblici. «Mi ha telefonato Mario Draghi - ha rivelato - abbiamo commentato insieme il bollettino» economico «e la conclusione è stata che ci sono luci e ombre, come in altri Paesi d’Europa». «L’Italia - è la spiegazione di Tremonti - ha dati positivi che sono: la previsione di crescita fatta da Bankitalia e dall’Europa e su questo i dati Istat» su fatturato e ordinativi «lo confermano, sono molto buoni, la produttività e il numero di occupati che è salito». Certo, è stata la conclusione ironica di Tremonti, «se uno vuole spegnere la luce... ».