Grazie Roma Almeno ci prova

L’Inter carro-armato di Roberto Mancini si appresta a festeggiare il suo primo Natale da leader della classifica e del calcio italiano senza particolari curiosità. E’ vero, manca ancora una settimana al brindisi in casa di Massimo Moratti e mercoledì sera, a Roma, c’è da saltare l’ostacolo preparato dalla Lazio magnifico eversore del derby, ma i conti tornano egualmente. E sono conti elementari. Tutti gli antichi vizi del nobile casato nerazzurro si trasformano in specchiate virtù ed è inutile far finta di niente, segnalare che il Messina non è proprio un rivale di spessore chè i suoi scontri titanici sono già in cassaforte, vinti, dominati, dentro e fuori il recinto domestico di San Siro. La penultima Inter matta e incostante non fu una macchina da risultato, l’ultima invece può specchiarsi nella striscia di successi consecutivi giunti alla nona stazione. E il suo tecnico può persino giocare senza un centravanti di ruolo per avere ragione dei siciliani domati da quel numero da circo equestre di Marco Materazzi. L’avesse firmato Ronaldinho saremmo alla celebrazione dell’artista e dell’opera d’arte. L’unica ombra della nuova razza padrona è rappresentata dalla sequenza degli infortuni muscolari: non si tratta di fragilità, se non per Recoba restituito alla salute piena, forse di logorio.
Sotto l’albero Mancini e i suoi corazzieri possono chiedersi chi possa far deragliare una squadra che viaggia come un treno superveloce, che non sbaglia mai uno scambio e neanche nelle rare occasioni in cui tradisce qualche segnale di nervosismo (il bisticcio Giordano-Materazzi), disperde la strada maestra.
Chi può mandare di traverso il panettone alla famiglia Moratti? La risposta è sempre affidata alla gagliarda Roma rimessa in corsa dalla sfida di ieri sera con il Palermo, battagliero, fiero, ma un paio di spanne sotto il valore complessivo dei rivali. Prima di aprirsi un varco con uno splendido petardo dell’altro Mancini, il brasiliano, la Roma ci riconcilia con il calcio-spettacolo, mette i rosanero di Guidolin al muro, li schiaccia e li soffoca, timbra un palo, si procura un gol di forza aprendosi anche alle stilettate di Amauri perché non c’è gioco avvolgente e travolgente senza rischi, senza concedere opportunità ai rivali. Ma questa è forse la vera grande trasgressione della Roma. Sa di non avere i mezzi tecnici ed economici dell’Inter, sa di non avere i suoi ricambi, eppure ci prova. Con una spensieratezza che è la sua virtù più vistosa. Solo quando si lascia schiacciare dalle tensioni (vedi derby) ne risulta condizionata.