Prima il grazie al sindaco poi sterco contro le banche

LA PROTESTA Metalmeccanici in piazza. Corteo a due facce ieri per gli operai della Fiom-Cgil: Pisapia scende a salutarli e loro assaltano Unicredit

Bandiere rosse e canti comunisti. La stretta di mano al sindaco Giuliano Pisapia sceso premuroso per salutarli dal suo studio a Palazzo Marino e lo sterco lanciato contro le banche. Per l’occasione la sede di Unicredit in piazza Cordusio, diventata ormai il parafulmine di qualsiasi protesta. Immagini diverse per la manifestazione delle tute blu della Fiom-Cgil che ieri ha per ore paralizzato il traffico in centro. Una medaglia a due facce di cui forse il sindaco dovrebbe sentirsi in dovere di dar spiegazione. Perché per meritarsi i galloni del sincero democratico, non basta seguire il sorriso simpatico di quell’omone di Paolo Limonta che lo porta a incontrare gli operai che sfilano. Si dovrebbe avere il coraggio di condannare l’indecente comportamento di chi bersaglia Unicredit con ortaggi, uova e altro. Quella banca di cui, peraltro, è stato amministratore delegato quell’Alessandro Profumo che per Pisapia in campagna elettorale ha dimostrato ben più che una semplice simpatia. Ricambiata. «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori», c’è scritto nello striscione con l’immortale aforisma di Fabrizio De Andrè. Più che soddisfatto il segretario generale della Fiom Maurizio Landini. «Ero a Roma - ha spiegato - e il sindaco ha impedito i cortei. Ha fatto manganellare gli studenti, qui il sindaco è venuto in piazza e si è rapportato con noi: spero che altri sindaci facciano come Pisapia. Spero che a Roma e in altre città cambino i sindaci e che questo governo vada via nell’interesse di tutto il Paese». Dimenticando che il divieto di Roma è venuto dopo un pomeriggio di devastazione che l’ha ridotta come Beirut. E dimenticando magari anche di condannare lo sfregio al palazzo di Unicredit. Anzi. «Se c’è una crisi di questa natura - ha spiegato sotto Palazzo Lombardia - è perché in questi anni si è cancellato il lavoro, non si è costruita l’Europa sociale, del lavoro e dell’occupazione ma si è costruita l’Europa della moneta». Minacciando poi di mobilitare il sindacato per «un nuovo sciopero generale». Che in un momento delicato per l’economia e la credibilità internazionale del Paese, forse non è proprio la ricetta migliore. «I punti di fondo di questa mobilitazione - ha tuonato - devono essere precisi: non solo cambiare questo governo e aprire una nuova fase politica», ma «cancellazione dell’articolo 8, la legge sulla rappresentanza, la riconquista vera di un contratto nazionale di lavoro, una nuova politica industriale che rimetta al centro il lavoro e i diritti».
Da registrare il solito venerdì (e dall’estate non se n’è saltato uno) in cui circolare in città è stato a lungo impossibile. E una delegazione di quattordicenni che hanno saltato le lezioni per «manifestare solidarietà agli operai metalmeccanici». Alla domanda se non sarebbe stato meglio andare a scuola, «pensiamo al nostro futuro», hanno risposto.