Grazie al Tutor vittime dimezzate

Buone notizie dal mondo dell’autonoleggio. Dopo un primo semestre sul quale si proiettava ancora l’ombra lunga della congiuntura negativa, a partire dall’estate tutti i principali indicatori segnalano una ripresa. C’è però chi, tra gli operatori, ha saputo addirittura anticipare questo trend favorevole, tenendo botta anche nel momento più buio della crisi. È il caso di Arval, società del gruppo Bnp Paribas, capace di chiudere il periodo gennaio-giugno con una flotta di 131mila veicoli gestiti, pari a un +8% sugli stessi mesi del 2009, e 18mila nuove immatricolazioni (+15%). In aumento anche il numero degli addetti, arrivati a quota 800 (+5%). «Si tratta di risultati decisamente soddisfacenti - commenta Paolo Ghinolfi, amministratore delegato di Arval Italia - come soddisfacenti erano stati quelli con cui avevamo chiuso un anno per molti versi difficile come il 2009».
Tra i motivi alla base di simili performance, i vertici di Arval non hanno dubbi nel segnalarne uno in particolare: la decisione di essere, storicamente, un’azienda fortemente orientata alla responsabilità sociale d’impresa. «È una scelta che non riguarda solo le iniziative di sviluppo sostenibile che dal 2005 portiamo avanti nell’ambito del progetto Ecopolis - prosegue Ghinolfi - ma che si esprime attraverso una costante attenzione al cliente e ai suoi bisogni. Qualche esempio? Durante la fase più acuta della crisi abbiamo prolungato i contratti, arrivando anche a sospendere i pagamenti per le aziende in situazioni di particolari difficoltà, come quelle coinvolte nel terremoto in Abruzzo. Sono atteggiamenti che i clienti hanno premiato, confermandoci la loro fiducia e consentendoci di continuare a crescere».
Una crescita che per Arval, il cui obiettivo dichiarato per il 2010 è una quota del 25%, passa attraverso l’eco-sostenibilità: «Al centro delle strategie future - conferma Ghinolfi - ci saranno sempre più spesso tecnologie come l’ibrido di ultima generazione e l’elettrico». Tra i compiti di un leader di mercato, poi, secondo Arval rientra quello di «fare cultura», cioè leggere i trend e i numeri del settore delle flotte e metterli a disposizione degli interessati. Ecco perché la società ha dato vita al Corporate vechicle observatory, attivo dal 2003 in Francia e, a partire dal 2005, in altri Paesi d’Europa. Il Cvo, ogni anno, produce il Barometro dei veicoli aziendali, strumento indispensabile per comprendere la mobilità d’impresa. Quali i dati più significativi che emergono dall’edizione 2010? «Per le aziende è il momento della consapevolezza - risponde il direttore Carlo Basadonna -; al disorientamento iniziale su come far fronte alla crisi e, quindi, a una risposta puramente difensiva, si è sostituita una presa di coscienza e l’adozione di misure come il downgrading, il downsizing e un’analisi puntuale del costo complessivo di gestione dell’auto, che va ben oltre il semplice prezzo o canone di noleggio». Non è un caso, a esempio, che oltre la metà delle imprese (54%) affermi di avere messo in atto azioni tese alla riduzione dei consumi di carburante. Con ovvi benefici anche sul fronte dell’ambiente, altro filo conduttore del Barometro 2010: tre aziende su dieci, che diventano sei su dieci se ci limitiamo al segmento delle grandi società, dichiarano di utilizzare almeno un veicolo ecologico, con preferenza per quelli fuel efficient o Gpl e metano.