La Grecia in default finisce sotto la tutela di Bruxelles

Atene, come previsto, finisce sotto tutela permanente della Ue, almeno per i prossimi mesi: una sorveglianza così stretta sui conti pubblici e le politiche economiche di uno Stato membro non si era mai vista. Ma per la zona euro la partita è troppo delicata per permettere che si possano compiere altri errori o che ci possa essere anche il minimo ritardo sulla strada del risanamento dei conti greci.
La raccomandazione adottata ieri da Bruxelles - che ha aperto anche una procedura di infrazione per i dati statistici «fasulli» diffusi dal precedente governo - dà un sostanziale via libera al programma di stabilità greco, definendo gli obiettivi in esso contenuti «ambiziosi, ma realistici». E Joaquin Almunia - alla sua ultima conferenza stampa da commissario Ue agli affari economici e monetari prima di passare il testimone al finlandese Olli Rehn - saluta con soddisfazione le misure supplementari annunciate nelle ultime ore da Atene: dal taglio dei salari nella pubblica amministrazione alla riforma delle pensioni. «Sono misure adeguate e necessarie perché i mercati tornino presto a reagire positivamente», spiega. Ma l’azione di controllo e di monitoraggio dell’esecutivo europeo sull’attuazione delle misure decise dal governo Papandreou nei prossimi mesi sarà asfissiante. Perché - ammonisce Almunia - l’obiettivo di riportare il deficit sotto il 3% entro il 2012 deve essere centrato a tutti i costi. Per questo Atene, oltre al piano da «lacrime e sangue» già messo in campo, «dovrà essere pronta a prendere altre misure correttive se sarà necessario». Si deciderà di volta in volta. Il governo greco dovrà subito mettere a punto un calendario con scadenze precise per l’attuazione delle varie misure per correggere i conti e la realizzazione delle riforme strutturali. Dovrà quindi presentare a Bruxelles un primo rapporto a metà marzo e un secondo a metà maggio. Poi, ogni tre mesi. Ogni volta che si registreranno scostamenti dalla tabella di marcia fissata si dovrà intervenire tempestivamente.
Una tabella di marcia che prevede di portare il deficit dal 12,7% del 2009 all’8,7% quest’anno. Poi, 5,6% nel 2011, 2,8% nel 2012, 2% nel 2013. Per Almunia non ci possono essere slittamenti. «È nell’interesse del popolo greco, ma anche nell’interesse di tutta la zona euro e di tutta la Ue», sottolinea. Il pericolo di un contagio della grave crisi greca ad altri Paesi è sempre dietro l’angolo. Il commissario Ue spiega che «ogni Paese ha una situazione diversa e sfide diverse da affrontare». Ma ammette che «alcuni Paesi hanno problemi comuni: un calo permanente della competitività e deficit pubblici piuttosto elevati, e non solo a causa di fattori ciclici ma anche per motivi strutturali». Almunia cita Spagna e Portogallo: «Ma - prosegue - se ne potrebbero aggiungere altri».