Grecia in fiamme, più di 50 morti

Una tragedia per i roghi che
stanno devastando la Grecia. Ci sono decine di dispersi
e interi paesi del Peloponneso sono stati evacuati.
Persino Atene è minacciata dalle fiamme. Sulla costa l'unico rifugio è il mare. Si
tratta per la maggior parte di incendi dolosi. Allarme anche
per gli italiani <strong><a href="/a.pic1?ID=201550">(il racconto della drammatica fuga)</a></strong>: ce ne sono 25mila in vacanza.
Ma la Farnesina assicura: &quot;Non ci sono vittime&quot;<br />

Apocalisse, catastrofe, incubo, tragedia. Le parole del pur ricco vocabolario greco non bastano più a definire le dimensioni della calamità che si è abbattuta sul Paese. La tragedia più tremenda da molti anni a questa parte, e la cui gravità alcuni paragonano alla distruzione del Partenone da un colpo di mortaio sparato da una nave veneziana nel 1687. In poche ore, un paradiso si è trasformato in un inferno.
La parte più bella della Grecia, il Peloponneso, è stata distrutta dal fuoco. Ma tutto il Paese è un incendio: 200 focolai negli ultimi due giorni, in Attica, nel nord, in alcune isole. Le fiamme hanno lambito anche alcuni quartieri di Atene. Sul monte Imetto, la terza montagna che circonda la capitale e che finora era stata risparmiata dalle fiamme, ieri si è sviluppato un incendio doloso.

Inceneriti più di ottomila ettari di boschi, uliveti, vigne, agrumeti, macchia mediterranea, e case, alberghi, ristoranti, negozi. Sono stati evacuati paesi e città. Le fiamme hanno chiuso in trappole mortali molte persone che tentavano di fuggire in auto, o di proteggere le loro case e i loro campi.
Il numero delle vittime è in continuo aumento, più di 50 finora, ma c’è il timore agghiacciante di quello che i soccorritori troveranno, quando le ceneri saranno spente, nei villaggi e nelle case finora inaccessibili. Sono decine le persone che risultano disperse. Un solo incendio, quello che venerdì ha devastato l’Elide, nel Peloponneso centrale, ha provocato più di 30 morti. Neppure l’Arcadia è stata risparmiata. Impossibile il conto dei feriti e degli intossicati. Tra le vittime, diversi vigili del fuoco e volontari.

A fuoco anche diverse località nel sud, nella Laconia, sul massiccio del Taigeto (il monte più alto del Peloponneso e uno dei più preziosi ecosistemi di tutto il bacino del Mediterraneo) e sul monte Parnone, che domina su Mistrà e sulla piana di Sparta. Su questi monti, gli incendi disegnano due enormi corone di fuoco lunghe molti chilometri, che nulla risparmiano al loro passaggio. In fiamme anche la bellissima e selvaggia regione di Mani, ricca di vegetazione, e la Messenia, giù fino a Kalamata. La circolazione stradale è bloccata in buona parte del sud del Peloponneso. Gli abitanti della costa, almeno, hanno trovato una via di fuga nel mare.
Il primo ministro Costantino Karamanlìs, impegnato nella campagna elettorale per il voto anticipato del 16 settembre, ha dichiarato lo stato d’emergenza in tutta la Grecia e ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. I comizi elettorali sono stati sospesi. Karamanlìs si è recato in visita in alcune località colpite, e lo stesso ha fatto il leader socialista Giorgio Papandreu, l’avversario politico che gli contende la poltrona di primo ministro.
L’esercito è stato mobilitato in aiuto ai vigili del fuoco, mentre aerei ed elicotteri specializzati nello spegnimento d’incendi sono stati inviati da Germania e Norvegia. Aiuti sono in arrivo dall’Unione Europea.

Non c’è dubbio che molti incendi siano dolosi. Lo ha detto lo stesso Karamanlìs: «Tutti questi incendi nello stesso momento in tanti posti diversi non possono essere una coincidenza». Anche se parte della responsabilità viene attribuita alle temperature record di quest’estate, che hanno raggiunto i 46 gradi. I venti a forza 9 hanno poi alimentato le fiamme, impedendo ai Canadair di levarsi in volo. Quattro persone sono state arrestate con l’accusa di incendio doloso.

L’enormità di questa catastrofe nazionale suscita gravi interrogativi e accuse pesantissime alle autorità. «La criminale assenza degli organismi statali e del potere politico hanno giocato un ruolo fondamentale in questa tragedia», scrive uno dei maggiori giornali greci, Ta Nea, che parla di ritardi fino a 15 ore prima che intervenissero i soccorsi e critica aspramente il ministro degli Interni. Accuse anche al comando dei vigili del fuoco, intervenuti in ritardo e con mezzi insufficienti. Loro lamentano di essere sotto organico. Eppure è da marzo che era stato lanciato l’allarme incendi.