Grecia, il giallo del Boeing Prima dello schianto una hostess ai comandi

Con i due piloti privi di sensi anche uno steward ha cercato di manovrare il velivolo. Le autopsie sui cadaveri: molti passeggeri erano vivi al momento dell’impatto

Guido Mattioni

Mentre gli ultimi e più ostinati fili di fumo si estinguono nell’aria, perdendo corpo e consistenza, sono ormai soltanto le grida e i lamenti a salire nel cielo di Atene. Imprecazioni, pianti e pugni impotenti levati con rabbia in alto, verso quell’azzurro così stridente e assurdo nel giorno del lutto e del dolore di chi rimane. Ma anche mazzi di semplici fiori di campo colorati, deposti da mani pietose su quel tappeto nero di sterpaglie bruciate dove domenica scorsa hanno perso la vita le 121 persone che si trovavano a bordo del Boeing della compagnia cipriota Helios. E mano a mano che le ore passano, e via via che le squadre di recupero possono aggiungere ulteriori tasselli alla ricostruzione dell’accaduto, l’incidente assume sempre di più tempi e sequenze da sceneggiatura cinematografica. Come in un film ad alta tensione. Ma purtroppo senza happy ending né sorrisi sui titoli di coda.
Stando infatti al rapporto dei due piloti militari greci che erano riusciti ad affiancare in volo il 737-300 prima dello schianto (la loro testimonianza è stata riportata ieri dal giornale Ethnos), potrebbe esserci stata addirittura una delle hostess ai comandi del Boeing rimasto privo di entrambi i piloti. Un disperato tentativo, il suo, per mantenere in rotta il velivolo dopo la perdita di sensi del comandante e del suo vice. Anche il suo fidanzato, lo steward Andreas Prodromou avrebbe cercato di mettersi alla guida del velivolo. A rivelarlo sono stati i piloti degli F16 che hanno affiancato il Boeing in volo. La presenza di una donna nel cockpit dell’aereo caduto, invece, è stata confermata ieri dalle squadre impegnate nel lavoro di ricerca tra i rottami del Boeing: nella cabina di pilotaggio sono stati recuperati i resti di una delle assistenti di volo oltre a quelli del secondo pilota Pambos Charalambous, 40 anni, che i militari avevano descritto riverso sulla cloche mentre un’altra persona cercava di riprendere i comandi. Tra le salme ancora non recuperate - un mistero tra i tanti - c’è invece quella del comandante, il cinquantenne Marten Hans Jurgen, tedesco della Turingia.
Ieri, intanto, la squadra di medici legali chiamata a trovare risposte utili per gli inquirenti tra i poveri resti carbonizzati delle vittime, hanno portato a termine l’autopsia di 26 persone. Sei di queste, compreso il secondo pilota, hanno precisato i medici guidati dal dottor Akrivos Tsolakis, erano ancora vive al momento dell’impatto, anche se non è possibile escludere che fossero oppure no in stato di incoscienza a causa del guasto nel sistema di pressurizzazione del Boeing.
Ed è sempre e principalmente questo difetto, che avrebbe fatto perdere i sensi a piloti e passeggeri, il primo imputato di questa ennesima tragedia dei cieli. La stessa compagnia Helios ha reso noto ieri che lo stesso velivolo precipitato domenica aveva avuto in precedenza analoghi problemi di pressurizzazione. «Nel corso dei sei anni di vita della compagnia abbiamo avuto un solo incidente di pressurizzazione - ha ammesso la Helios sul proprio sito Internet -. Possiamo confermare che l’aereo che aveva manifestato il problema è lo stesso coinvolto nel disastro di domenica». In quel caso il Boeing, in volo da Varsavia a Larnaca, era stato costretto a un atterraggio di emergenza. Ieri, tra l’altro, la polizia cipriota ha perquisito gli uffici della compagnia, l’unica low cost dell’isola, attiva dal 1999. Gli agenti hanno anche interrogato un ex capomeccanico che si era licenziato nell’aprile scorso per ragioni definite «personali», nella speranza di ricavarne indicazioni utili. E a quanto si è appreso, anche un pilota della Helios, rimasto anonimo, ha riferito come molti altri dipendenti della società si fossero lamentati ripetutamente del cattivo funzionamento di quel velivolo, mettendo sotto accusa proprio l’impianto di condizionamento dell’aria.
Testimonianze tutte ovviamente da verificare, ma che se confermate potrebbero aiutare molto il lavoro di indagine. Il loro, infatti, non si presenta al momento come un impegno facile. A complicarlo, ieri, si è aggiunta la notizia della perdita, nell’impatto, di una delle due «scatole nere», e più precisamente del registratore che memorizza i dialoghi dei piloti, utilissimi per ricostruire l’accaduto in caso di incidenti aerei. «L’unica circostanza favorevole nell’indagine è che abbiamo il registratore dei dati di volo, che sarà mandato a Parigi per la sua decodifica», ha dichiarato Akrivos Tsolakis, capo del comitato greco per la sicurezza aerea.