Grecia, l’estrema destra ago della bilancia

Sulle ceneri ancora calde degli immani incendi che due settimane fa hanno divorato estese aree del Peloponneso dell’Eubea e dell’Attica, lambendo perfino Olimpia e Atene, la Grecia vota domani per il rinnovo del Parlamento. Il primo ministro Costantino Karamanlìs, leader del partito conservatore Nuova Democrazia, aveva convocato le elezioni anticipate per sfruttare il vantaggio di cinque punti sul suo avversario Andreas Papandreu, leader del socialista Pasok, ma anche per bloccare una rischiosa inchiesta su un grave scandalo finanziario.
L’inefficienza dimostrata dal governo in occasione dell’«olocausto di fuoco», come è stata ribattezzata una delle più grandi tragedie vissute dal Paese, trasforma ora la vittoria scontata di Karamalìs nell’incubo di una sconfitta imprevedibile. Ora, secondo gli ultimi sondaggi resi noti prima del silenzio stampa pre-elettorale, il distacco tra i due maggiori partiti varia tra lo 0,3% e il 2%. Un elettore su cinque si definisce indeciso e molti minacciano l’astensione. La sensazione prevalente è che Karamanlìs la spunterà, sia pure di poco, grazie anche alla mancanza di carisma del suo avversario Papandreu.
Com’è inevitabile in questi casi, per accaparrarsi gli indecisi, Karamanlìs e Papandreu hanno fatto a gara a chi sparava le promesse più grosse (e più costose per i conti dello Stato). Si è calcolato che adempiere a impegni, sovvenzioni e sgravi fiscali elettoralistici costerebbe 10-12 miliardi di euro: cifra che un Paese economicamente fragile come la Grecia non può permettersi.
Oltre che penalizzare Nuova Democrazia, il diffuso scontento potrebbe premiare il piccolo partito di destra Laos (che significa popolo, ma il cui acronimo sta per «Allarme popolare ortodosso»), dell’eurodeputato di estrema destra Ghiorgos Karatzaferis. Allo xenofobo e antisemita Laos i sondaggi attribuiscono i 3%, quorum minimo per entrare in Parlamento. Se vi riuscisse, sarebbe la prima formazione di estrema destra ad essere rappresentata nella Vulì da cinque lustri a questa parte.
A decidere queste elezioni sarà comunque l’«olocausto di fuoco» con le sue spaventose conseguenze: 83 morti, centinaia di feriti, 270mila ettari di vegetazione ridotti in cenere, molte migliaia di capi di bestiame arsi vivi, tre milioni di ulivi bruciati. E nell’antica Atene, per chi tagliava un ulivo c’era la pena di morte.