Grecia a lutto perTeo Angelopoulos

E adesso, povera Grecia? Con la sua morte, stupida e drammatica, se ne va il regista più noto e rappresentativo dello sfortunato paese mediterraneo

E adesso, povera Grecia? Con la morte, stupida e drammatica, di Theo Anghelopoulos, il regista più noto e rappresentativo dello sfortunato paese mediterraneo, non se ne va soltanto l’artista emblema del “Nuovo Cinema Greco”, ma si perde un altro pezzo d’un immaginario Partenone d’Occidente. Investito da una moto ieri alle 10,30, mentre attraversava la strada alla periferia di Kératsini, al Pireo, Anghelopoulos è stato subito ricoverato al “Metropolitan”, clinica privata dove è spirato quattro ore più tardi. “Emorragia cerebrale”, è stato il referto medico. Non ce l’ha fatta, insomma, il regista classe 1935, a superare la grave crisi emorragica, seguita alle vaste ferite riportate dopo l’impatto fatale. Annus horribilis, dunque, per un paese alle prese con severi problemi di sopravvivenza, ma fatale coincidenza anche per chi, come Anghelopoulos, pensava di dare una mano all’industria cinematografica, aprendo il set de “L’altro mare”,film drammatico con il nostro Toni Servillo. Nonostante rimanga un nome d’oro soltanto per un pubblico di nicchia, che magari stenta a ricordare un suo titolo, il regista greco, nei Settanta avverso al regime dei colonnelli, lascia in eredità un classico come “Alessandro il Grande”. Per tacere, poi, della stima di Anghelopoulos verso gli italiani, culminata ne “Il passo sospeso della cicogna”, con Marcello Mastroianni affiancato da Jeanne Moreau. Squisitamente europeo, nei dettagli accarezzanti i paesaggi in campo lungo e nelle sentimentali descrizioni d’ambiente, Anghelopoulos era laureato in Legge e contibuì al risveglio democratico del suo paese, fondando la rivista “Democratic Change”.

Praticamente imbibito dell’humus mitologico della sua Atene, dove nacque il 27 aprile del 1935, il regista – Palma d’oro a Cannes nel 1998 per “L’eternità e un giorno” - esplorò la via francese, trasferendosi a Parigi per frequentare i corsi di Storia del Cinema alla Sorbona subito dopo il maggio del ’68. Al Musée de l’Homme scoprì la poetica umanistica, che avrebbe poi trasfuso nella trilogia dedicata alla sua Grecia e della quale “L’altro mare” doveva essere il capitolo conclusivo, dopo “La sorgente del fiume” e “La polvere del tempo”. “Il suo cinema, altamente consolatorio, è sempre stato capace di turbare e appartiene a una razza in via di estinzione”, ha detto Toni Servillo, oggi addolorato per la perdita dell’amico. E costernato è apparso anche Partelis Kapsis,portavoce del governo greco, che ha affermato: “Siamo grati al lavoro svolto dal grande regista Theo Anghelopoulos, che non dimenticheremo”.

E mentre anche da noi tutto crolla, cola a picco, traballa, suona da commovente monito l’intento artistico di Theo, che a proposito del suo erigendo film così si esprimeva: “Sarà un film sul destino degli uomini e sui loro sogni. Il XX secolo aveva fatto sperare che i sogni potessero realizzarsi. Ma ora il sogno è svanito e spetta alle nuove generazioni cambiare il mondo”.