Grecia a un passo dall’intesa con le banche

L’intesa tra la Grecia e le banche sulla ristrutturazione del debito sembra ormai in dirittura d’arrivo. E, salvo sorprese clamorose, dovrebbe essere ufficializzata durante il weekend, cioè prima della riunione dell’Eurogruppo di lunedì prossimo. Atene, del resto, non può permettersi di arrivare all’appuntamento a mani vuote, pena la chiusura del rubinetto degli aiuti da parte dei partner dell’Eurozona. Per il Paese ellenico, che entro marzo deve, tra l’altro, rinnovare titoli in scadenza per 14,5 miliardi di euro, sarebbe la bancarotta sicura.
Così, dopo il brusco stop subìto nei giorni scorsi a causa delle divergenze sul tasso d’interesse sui nuovi prestiti, i negoziati tra il premier Lucas Papademos e il ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, da un lato e, dall’altro, Charles Dallara, direttore generale dell’Iif (l’Istituto che rappresenta circa 450 istituzioni private), hanno avuto ieri un’improvvisa accelerazione. Già nel primo pomeriggio sono circolate le prime indiscrezioni su un accordo raggiunto sulla base di una perdita tra il 65% e il 70% per i detentori dei sirtaki-bond. Ben superiore, dunque, al 50% finora ipotizzato. «Le due parti stanno convergendo - hanno confermato alcune fonti bancarie -; i titoli di nuova emissione con i quali i creditori scambieranno i loro bond dovranno avere una scadenza trentennale e un periodo di grazia di 10 anni. Inoltre, è prevista una cedola con interessi medi del 4%». Per la verità, secondo altre voci, Atene avrebbe provato a mettere sul piatto un rendimento inferiore, pari al 3,5%. Proposta respinta dai creditori. Tra questi, gli hedge fund sembrano intenzionati a dar battaglia legale: l’intesa non piace ai fondi speculativi, che dopo aver comprato a prezzi stracciati i titoli ellenici, assicurandoli con i credit default swap, preferirebbero la bancarotta piuttosto che accettare una drastica sforbiciata dei rimborsi.
L’accordo dovrebbe comunque permettere il taglio di 100 dei 350 miliardi di debiti che gravano sui bilanci greci, e dare quindi un po’ di respiro al Paese mediterraneo. Ieri, tra l’altro, la troika di Unione europea, Bce e Fmi è arrivata nella Capitale per esaminare gli sforzi della Grecia nel processo di consolidamento fiscale. La valutazione degli 007 è fondamentale affinché Atene ottenga la nuova tranche del prestito di salvataggio da 110 miliardi. Ma non solo. Il governo Papademos deve dar prova di aver fatto i compiti a casa per un altro motivo: la bozza sul Patto di bilancio esclude infatti dagli aiuti chi non ha fatto pulizia nei conti.
Il raggiungimento di un accordo con le banche è inoltre fondamentale che arrivi prima della riapertura di lunedì dei mercati, ieri piuttosto fiacchi (-0,13% Milano). La buona notizia è però un’altra: lo spread tra Btp e Bund tedesco è sceso fino a quota 432. «Abbiamo visto un declino piacevole dello spread e confido che continuerà, ma non faccio previsioni», ha detto il premier, Mario Monti. La riduzione, se sarà durevole, potrebbe consentire al Tesoro di risparmiare oltre 22 miliardi in tre anni.