Green card europea? Frattini lasci stare

In Italia si bada con molta distrazione ai vari proclami della Commissione europea, a meno che non servano a qualche nostro litigio o dispetto. Anzi a ben pensarci si mantiene nei confronti delle idee spesso bislacche inventate dalle burocrazie di Bruxelles un certo riguardo. Gli italiani così afflitti dall'Italia sono meglio disposti verso quel coriandolo d'Europa. Inoltre Frattini è Commissario italiano; e pare pervaso di senso della misura innato fin nei contorni delle sopracciglia. Forse anche perciò non si è molto badato alle sorti della sua proposta di una green card europea e di nuovi diritti per gli immigranti extracomunitari. Eppure per nostra fortuna questa sua idea sta finendo male. Il Financial Times con praticità inglese l'ha nei giorni scorsi tradotta senza tanti giri di parole: dicendola un allentarsi dei controlli sulla immigrazione e porte spalancate ad altri 20 milioni di lavoratori stranieri. E a ben poco è servita la smentita di un porta parola del Commissario. Subito la politica tedesca, tutta con sola eccezione dei Verdi, si è detta contro l'idea di Franco Frattini. E dire che costui la pensava adatta soprattutto per la Germania e l'Italia.
Invece mentre l'Italia non se n'è curata, anche perché già obnubilata dai guai del povero Prodi, la politica tedesca ci si è scatenata. Secondo Dieter Wiefelspuetz, portavoce della Spd in Parlamento, la proposta di altri milioni di immigranti in Europa è «molto strana». Giacché fin quando ci sono vari milioni di disoccupati in Germania, il mercato del lavoro tedesco ha per i socialdemocratici la precedenza. E lo stesso Wiefelspuetz con continuato buon senso vede nella proposta Frattini il rischio che bangladini a buon mercato prendano il posto di tecnici e ingegneri nazionali, vanificandone la formazione. Chiaro pure Michael Glos, ministro dell'Economia della Csu, il quale spiega che non si possono programmare afflussi così enormi su bisogni solo contingenti. Altra osservazione di buon senso: meglio semmai prenderli nei dieci nuovi Stati membri. Ma la critica conclusiva arriva dal partito della cancelliera, con Grindel che dichiara: «L'accesso al mercato del lavoro deve rimanere affare dei governi nazionali».
Insomma per quanto reiterata nella solita tiritera per cui gli immigrati sono un'opportunità, la trovata di Frattini è finita male. Garantire due anni di soggiorno rinnovabili e garanzia a discrezione di stabilirsi ovunque, mentre vagano già in Europa tra i 4,5 e gli 8 milioni di immigrati senza permessi validi non è proprio una gran trovata. Prima si allontanino gli indesiderati e poi se ne chiamino degli altri: così chiederebbe di agire il buon senso. Aiutato tra l'altro dal fatto che un anno fa i ministri degli Interni Schaeuble e Sarkozy s'erano detti per tassativi obblighi di rientro, senza ricongiungimenti familiari od alcuna permanenza nell'assistenza sociale. Insomma l'impressione è che il nostro Commissario non abbia compreso il mutamento d'animo della pubblica opinione. I tempi non sono più quelli in Europa di un ottimismo dell'accoglienza. Il livello dei salari anzi ha ora convinto persino i socialdemocratici tedeschi alla prudenza. E la elezione di Sarkozy completa la rivoluzione. Discorsi come quelli di Frattini sono in ritardo di dieci anni e perciò piaceranno in Italia alla sinistra, ma il popolo italiano non li capisce. Come quello tedesco, che però almeno trova per nostra fortuna ascolto nella sua politica di destra o sinistra.
Geminello Alvi