Dico no alla sperimentazione sugli animali

Biologa, ricercatrice all'Università di Genova, da 18 anni combatte contro la sclerosi multipla, la dottoressa Susanna Penco spiega perché è contraria alla sperimentazione sugli animali

Sono qui in una duplice veste: quella di biologa e ricercatrice all’Università di Genova e quella di malata di sclerosi multipla da ben 18 anni. In questa duplice veste sono contraria alla sperimentazione sugli animali, per ragioni etiche e scientifiche.

Dal punto di vista etico, perché non ritengo giustificabile, neppure in nome di un presunto progresso, infliggere sofferenze ad altri esseri senzienti, umani e non umani, per i quali provo egualmente compassione. Dal punto di vista scientifico, considero la sperimentazione sugli animali inutile e dannosa. E’ inutile perché studiare una cura su una specie diversa da quella a cui la cura è destinata non ha alcun senso. È dannosa perché distrae dei soldi, spendendoli in modo inopportuno, e perché spesso i farmaci testati sugli animali poi creano dei problemi all'uomo. Non soltanto i risultati non sono “trasferibili” da una specie all’altra, ma i dosaggi diversi li possono alterare. Esistono ormai metodi alternativi molto più sicuri, come la sperimentazione in vitro di cui mi occupo da decenni.

La mia esperienza professionale inizia tanti anni fa, quando decisi, ancor prima di laurearmi, di dedicarmi alle colture cellulari come alternativa a una ricerca da me ritenuta cruenta ed inutile. Ebbi la fortuna di incontrare le persone giuste e fu così che divenni brava a coltivare cellule esclusivamente “in vitro” e poi, da anni, esclusivamente umane. Con l’avvento di attrezzature d’avanguardia e se la ricerca in vitro fosse finanziata come dovrebbe, si potrebbero ottenere grandi risultati applicabili all’uomo. Ma qui non voglio parlare delle ricerche “in vitro”, voglio parlare di quelle “in vivo”. In vivo su chi? Ma sull’uomo, certamente, ovviamente, naturalmente. E chi, sennò?! Mi spiego, vorrei proporre ricerche che potrebbero essere immediatamente disponibili ed applicabili al vero “bersaglio” della ricerca: la nostra specie.

Ecco perché ho premesso di essere vittima di una precisa malattia. Io sono assolutamente disponibile a fare da cavia: no, non sono una visionaria fanatica pronta al sacrificio della vita per un ideale che, tra l’altro, sarebbe ritenuto ridicolo e assurdo dai più. La mia malattia è “mia”, io ne sono affetta, ma certamente c’è qualcosa in comune tra me e tutti gli altri malati: qualcosa che dovrebbe essere indagato tramite, naturalmente, accuratissime anamnesi, banche dati, analisi statistiche ed epidemiologiche, ed altro. Qualcosa si fa, ovviamente.

Ma è poco, e sapete perché? Perché la parte del leone, per i fondi stanziati o “raggranellati” attraverso varie vie, anche molto nobili, dalla beneficenza, alle donazioni in tv, ai premi, ecc, la fanno le ricerche sui topi. Insomma, si riesce a far tornare quasi normali i topi, fatti ammalare artificialmente (nessun animale al mondo, a parte l’uomo, si ammala di sclerosi multipla!) con varie terapie, che poi si rivelano, il più delle volte, o inutili per la nostra specie, oppure ci scappa addirittura il morto, come del resto per altri farmaci, altre malattie, ma stessi metodi di ricerca (animali).

Sappiamo che per ammalarsi di sclerosi multipla ci vuole, consentitemi il paragone un po’ strano, una sorta di “fedina penale sporca”: è il Dna. Dunque, verosimilmente, tutte le persone che hanno la sclerosi multipla hanno una “predisposizione”, scritta nei geni, che, quando malauguratamente si combina con altri fattori ambientali ancora sconosciuti, dà la manifestazione della malattia. Questa predisposizione è condizionata dal famoso Mhc (Major Histocompatibility Complex), che è una specie di “codice fiscale” naturale che ciascuno di noi ha, e che, come un codice fiscale burocratico, è diverso da persona a persona. Ma qualcosa in comune c’è. O non esisterebbero i trapianti, le somiglianze tra parenti, l’identità dei gemelli “veri”, ecc. Ebbene, a tutt’oggi io, e coloro che mi curano, ignoriamo il mio Mhc. Perché, se è così importante? Perché identificare l’Mhc comporta un esame del sangue costoso… Ma perbacco, costerà sempre meno delle migliaia di ricerche su migliaia di topi che conducono al quasi nulla: i topi si rimettono dalla malattia indotta (sono state usate anche le scimmie, a dire il vero, senza risvolti utili!) eppure i risultati, incoraggianti su altre specie, non sono trasferibili all’homo sapiens .

Ecco che mi piacerebbe essere utile a me stessa e ai posteri, futuri malati di sclerosi multipla: sarebbe opportuno identificare il mio “codice fiscale biologico” (l’Mhc), propormi di sottoporre a monitoraggio, continuo nel tempo, il mio stile di vita: ad esempio, abitudini alimentari, attività fisica, farmaci assunti, e cento altre cose, sottopormi con regolarità ad esami innocui (diagnostica per immagini, dalle risonanze agli ecocolordoppler, a prelievi di sangue ed eventualmente di liquor, ad esempio).

Delusa dal disinteresse nei confronti di Susy viva, ho cercato di consolarmi pensando al futuro (spero lontano): quando di me resterà la salma. Sì, avete inteso bene: ho deciso, molto tempo fa, di donare il mio cadavere all’Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) affinché il mio sistema nervoso centrale difettoso (ma anche altri organi) sia indagato, studiato, osservato, analizzato, in rapporto anche con quello dei miei parenti stretti che, persuasi della bontà del gesto, hanno seguito il mio esempio, generoso verso i miei simili e pietoso verso chi non c’entra nulla (gli animali, topi, cani, gatti o scimmie che siano).

Commenti
Ritratto di semovente

semovente

Sab, 17/11/2012 - 16:17

Più chiaro di così.

ro.di.mento

Sab, 17/11/2012 - 17:41

purtroppo mi pare che invece i "famosi" ricercatori dello IEO continuino a prendere animali come cavie: dai topi alle rane ecc. Purtroppo se non erro il suo presidente sostiene che il cervello si rigenera, ma a me non pare proprio! secondo me si atrofizza, ma non se ne accorge.

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Sab, 17/11/2012 - 22:06

Dio li fa e poi li accoppia. Ritratto di babbione in un interno. Di "pel di carota" sapevamo già tutto. La ricercatrice, francamente, mi mancava. "Oggi esistono metodi alternativi e sicuri come la sperimentazione in vitro." e, naturalmente, su colture cellulari(molto trendy, oggi). Su cui,perchè no?, testare, magari, la modificazione farmacologica di parametri emodinamici come la contrattilità cardiaca e la frazione di eiezione. La madre dei cretini è sempre incinta e...soprattutto,c'è sempre un Basaglia in agguato.

Prameri

Dom, 18/11/2012 - 10:06

Pur non essendo d'accordo con te, Dottoressa, sulle cause della malattia e sulla possibilità futura che qualcuno ti usi pure quando non ci sarai più, voglio confermarti che sei preziosissima da viva e che hai tutta la mia solidarietà: a te e agli animali.

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Dom, 18/11/2012 - 12:45

# A tutti i talebani dell'animalismo di questo forum. E con loro buona pace.... Vorrei sommessamente ricordare che i fondamentali capitoli della medicina moderna , dalla fisiologia alla fisiopatologia ed alla genetica e, giù giù, sino alla clinica ed alla terapia, sono stati scritti a due mani (ed a...quattro zampe). Da persone non precisamente intenzionate a nuocere agli animali per puro spirito sadico. Ma motivate a progredire nelle conoscenze indispensabili alla prassi medica. Disconoscere questo dato di fatto è soltanto puro delirio ideologico.

Raoul Pontalti

Dom, 18/11/2012 - 18:50

In medio stat virtus. Così come non è possibile trasporre in modo diretto e acritico nella terapia all'Uomo i risultati ottenuti con la sperimentazione sugli animali (esempio emblematico di tragico errore conseguente a siffatto modo di procedere: il talidomide che anni fa portò alla nascita di migliaia di bimbi focomelici), così è folle ritenere di non poter ricorrere ai modelli animali per studiare meccanismi eziopatogenetici e conseguentemente vie terapeutiche applicabili nell'Uomo. Il fatto che si siano commessi degli errori e anche delle inutili stragi di animali da parte delle industrie cosmetiche e farmaceutiche che in modo esclusivamente burocratico sacrificavano anche centinaia di migliaia di soggetti per non dimostrare in realtà nulla su un determinato prodotto non significa che tuttora non sia utile, indispensabile anzi, continuare con la sperimentazione sugli animali. L'uso delle colture cellulari non sostituisce un organismo, il cui funzionamento è diverso dalla semplice sommatoria delle cellule costituenti. Per la sclerosi multipla citata nell'articolo: è vero che negli animali la malattia è indotta artificialmente ed è diversa, ma ha permesso la rappresentazione di modelli utili per la comprensione di determinati fenomeni che accompagnano la malattia stessa, che peraltro rimane oscura per quanto riguarda eziologia e meccanismo d'insorgenza. La presa di coscienza che non si possono sacrificare stupidamente degli esseri viventi per scopi futili come i cosmetici e che i risultati conseguenti alla sperimentazione sugli animali vanno presi con le pinze non possono far dimenticare non tanto e non soltanto l'importanza storica della "vivisezione" (termine peraltro improprio) ma anche quella attuale per il progresso delle scienze mediche. Giusto invece porre severe restrizioni nell'uso di animali da esperimento soprattutto alle industrie.

Nadia Vouch

Lun, 19/11/2012 - 23:13

Mai la mia voce e quella di tanti altri basteranno a dire no alla assurda, crudele, rispondente solo a determinati interessi economici, prassi di torturare, seppure a volte (ma non sempre) con "umanità" dei disgraziati animali. Ogni volta acquisto un prodotto, sto attenta che non sia stato testato su animali. E' un mio piccolo contributo, ma mi fa stare meglio. Un caro saluto alla dottoressa Susanna Penco e un grazie per le Sue parole.