Greg Lake: «Con me rinasce il rock anni ’70»

Propone nuovi brani e classici come «In the Court of the Crimson King» e «Lucky Man»

Antonio Lodetti

da Londra

Se gli dici che è una leggenda vivente («a legend in his own time») risponde ridendo di essere «a legend in his lunch time» perché mentre parliamo sta facendo colazione. Greg Lake è simpatico e mette chiunque a suo agio con una battuta. Colonna dei gloriosi King Crimson; bassista, ma soprattutto voce e chitarra acustica di Emerson Lake & Palmer, ha illuminato la stagione del rock progressivo concentrandosi sulla musica, senza nulla concedere al narcisismo, all’eccesso, alla trita equazione sesso-droga-r’n’r. Poi vai ad ascoltare il capolavoro dei King Crimson In the Court of the Crimson King e trovi la sua voce glabra che domina brani come Epitaph; lo ritrovi con ELP a intonare il supersuccesso Lucky Man e l’elenco potrebbe continuare per ore. Da quando i due gruppi sono andati in pensione, Lake ne ha raccolto l’eredità, è tornato alla chitarra elettrica e porta in giro per il mondo il suo verbo con una band nuova di zecca. In Italia lo vedremo quest’estate («non so ancora a quale festival parteciperò»), come antipasto lo vediamo nel dvd Greg Lake Live che contiene la nuova versione dei suoi classici - da In the Court a Pictures At An Exhibition - dal vivo, il backstage del suo ultimo tour e una session benefica in una chiesa londinese con Ian Anderson dei Jethro Tull al flauto.
Nuova band nuova vita.
«Sarà banale dirlo, ma questo gruppo, in cui il chitarrista Florian Opahle ha 22 anni, mi dà l’energia che mi mancava da tempo. Con la mia esperienza e il loro spirito posso far rivivere l’essenza dei King Crimson e di Emerson Lake & Palmer».
Perché non riformare i gruppi originali?
«Sono state esperienze fantastiche e irripetibili che hanno segnato la storia. I King Crimson originali hanno inventato uno stile nuovo mischiando elettronica, blues, rock, jazz, classica, uno stile imitato ancora oggi. Il momento magico con Emerson e Palmer si è esaurito negli anni ’70 con dischi come Tarkus, Pictures at an Exhibition, Trilogy, poi è diventata routine. Due anni fa abbiamo provato a tornare insieme, ma mancava la creatività e l’ispirazione».
Nemmeno un po’ di nostalgia?
«Ricordi stupendi. Il primo concerto con Emerson nel ’70 all’Isola di Wight, gli hippy, la libertà, la musica che rompeva ogni barriera. Queste cose le ho scolpite nel cuore ma la vita non è fatta per guardare indietro. Per questo ho trovato il giusto equilibrio scrivendo nuovi brani e riarrangiando i vecchi in modo attuale. Classici come 21st Century Schizoid Man mi piacciono molto di più oggi che allora».
Non le sembra di esagerare?
«Ripeto, bisogna vivere il proprio tempo, non rimanere schiavi della propria immagine. Sarei pazzo a rinnegare ciò che ho fatto, ma ora lo suono secondo il gusto e la visione della vita del nuovo millennio».
Il segreto del suo successo?
«Il non averlo mai cercato. E poi la nostra ricetta è stata veramente rivoluzionaria. Il rock americano nasce dal blues e dal r’n’b, il nostro dalla commistione con la musica colta europea».
Quali sono le sue radici musicali?
«Le antiche ballate e i madrigali inglesi, poi Puccini, Mozart, Beethoven; metti tutto questo insieme ai Beatles e avrai le mie fonti di ispirazione».
Per questo è stato in tournée con Ringo.
«Ringo è un batterista eccezionale. La sua virtù è la semplicità; suonando con lui ho capito quanto sia stato importante per il successo dei Beatles. Ci siamo divertiti e con noi c’erano star come Ian Hunter dei Mott The Hoople e Sheila E».
Lei si è sempre alternato al basso e alla chitarra, ora è tornato definitivamente a quest’ultima.
«Nei King Crimson c’era Robert Fripp alla chitarra, abbiamo avuto lo stesso maestro, Don Strike, e ho lasciato a lui il ruolo di solista. Con Emerson ho suonato l’acustica. Ora è il momento di far vedere quanto valgo. La mia nuova tournée sta per partire e presto arriverà un nuovo cd».