«Il greggio a 60 dollari spada di Damocle sugli obiettivi dell’Ue»

Il commissario Almunia: «C’è il rischio di un’altra revisione al ribasso delle stime». Per Bruxelles nel 2005 il Pil dell’Ue-25 oltre il 2 per cento. Oggi a Basilea l’economia mondiale sotto la lente della Banca dei regolamenti

Pierluigi Bonora

da Milano

«Se nel breve periodo i prezzi del petrolio dovessero restare ancorati agli attuali livelli, cioè 60 dollari al barile, avremo delle difficoltà a raggiungere gli obiettivi di crescita che ci eravamo prefissati»: lo ha detto in Cina, dove si trova per partecipare a un incontro bilaterale con i ministri finanziari asiatici, il commissario europeo agli Affari monetari, Joachin Almunia. «In questo caso - ha aggiunto Almunia - saremo costretti a rivedere al ribasso le nostre stime». Se cosi fosse, si tratterebbe della terza revisione al ribasso negli ultimi 8 mesi. Sempre Almunia, ieri, parlando dell’Ue-25, aveva anche lanciato segnali positivi per l’anno in corso. «Se le sviluppo economico prosegue sull’attuale via - è stato il suo commento - alla fine dell’anno, l’Ue-25 può crescere più del 2 per cento. Siamo ottimisti». Secondo le stime diffuse in aprile, la crescita economica dell’Europa allargata nel 2005 si sarebbe fermata al 2 per cento. Intanto i problemi relativi al petrolio e più in generale alla crescita saranno con ogni probabilità alla base dell’analisi della Banca dei regolamenti internazionali che sarà diffusa oggi.
L’istituto di Basilea riunisce, infatti, l’assemblea generale e l’andamento dell’economia mondiale, alle prese con l’ennesimo surriscaldamento del prezzo del greggio sui mercati, farà con ogni probabilità da sfondo all’esame degli esperti in occasione dell’appuntamento annuale.
Quella che sarà resa nota oggi sarà la 75ª relazione annuale della Bri, in pratica la banca delle banche centrali, cui partecipano 55 istituti titolari di diritto di voto e di rappresentanza in qualità di membri dell’organizzazione. Per il nostro Paese ci sarà il governatore di Bankitalia, Antonio Fazio. Sono attesi a Basilea anche i responsabili delle due più importanti autorità monetarie mondiali, Jean-Claude Trichet per la Bce e Alain Greenspan per la Federal Reserve statunitense. Non è infrequente, inoltre, che all’assemblea generale della Bri siano affiancate riunioni con i rappresentanti di alcuni tra i principali istituti di credito europei, in qualità di osservatori. È facile presumere che il rapporto degli economisti della banca, che arriva a poche settimane dal vertice economico del G7 a Londra e alla vigilia di un altro importante appuntamento, il G8 in Scozia sotto presidenza britannica, non tralascerà gli aspetti più salienti dell’economia, dai conti pubblici delle diverse aree geografiche ai principali settori produttivi e finanziari, senza trascurare un approfondimento della realtà dei Paesi in via di sviluppo e delle economie emergenti.
Lo scenario di fondo resta sostanzialmente favorevole, con stime positive per lo sviluppo e con tassi d’interesse che si mantengono bassi, ai minimi storici in Europa. Non mancano, tuttavia, alcuni squilibri e anomalie, puntualmente richiamati dalle previsioni dei principali organismi internazionali. Tra gli squilibri il riferimento è essenzialmente rivolto ai cosiddetti deficit gemelli statunitensi (conti pubblici e partite correnti), che spesso vengono identificati come allarme per la crescita economica mondiale.

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