Greggio in picchiata, ma la benzina non scende

Il petrolio innesta la retromarcia e scende ampiamente sotto
i 110 dollari a barile, toccando un minimo di 106. Ma il prezzo della benzina non accenna scendere: con il petrolio vicino ai 100 dollari dovrebbero
attestarsi ribassi di 1,40 euro al litro

New York - Il petrolio non ferma la discesa e va sotto 106 dollari: il nuovo minimo è a 105,46. Dopo aver toccato il massimo storico di 147,27 dollari al barile l’11 luglio scorso, il petrolio ha iniziato una lenta discesa. E, ora, i futures a questo punto potrebbero correre in giornata verso i cento dollari. E la benzina? Non accenna a scendere.

L'effetto Gustav Il petrolio ha così infranto una resistenza importante, posta appunto a 110 dollari, con la conseguenza che a questo punto i futures potrebbero scendere rapidamente fino a cento dollari. Il ribasso è stato dovuto al ridimensionarsi dell’effetto-Gustav, cioè dei timori legati al passaggio dell’ uragano. Ma al tempo stesso la quotazione del greggio sta calando in concomitanza con le debolezza dell’ euro, oggi ad un passo dallo scendere sotto 1,45 dollari. Oltre a questo pesano le previsioni ’nerè circa le prospettive dell’ economia mondiale, in particolare la possibilità di un forte rallentamento delle economie emergenti che hanno sospinto all’ insù vistosamente negli ultimi tempi i prezzi.

La benzina non cala "Con il petrolio che si sta avvicinando a 100 dollari al barile, sarebbe logico aspettarsi una diminuzione dei prezzi dei carburanti, che dovrebbero attestarsi ben al di sotto di 1,40 euro al litro", afferma in una nota Federconsumatori, che, arriva persino a chiedere l’abolizione della Robin Tax sulle compagnie petrolifere, per rimpinguare un pò le tasche dei consumatori. "Di diminuzioni non vi è stata neanche l’ombra, anzi, i prezzi - sottolinea l’associazione - sono vergognosamente aumentati, attestandosi intorno a 1,47-1,48 euro al litro, con un sovrapprezzo di 7-8 centesimi al litro. Questi centesimi di euro, bastano per fare il pieno non di carburante, ma di guadagno da parte di chi opera nella filiera. Infatti, le compagnie petrolifere, 'vessate' dalla Robin Tax, guadagnano in questo modo ’appenà 315 milioni di euro al mese. Come al solito, a farne le spese, saranno sempre e solo i cittadini, che, per i carburanti, subiranno ricadute di 7 euro al mese, pari ad 84 euro all’anno". Ecco perchè Federconsumatori rinnova le richieste di "controllo della doppia velocità; completa liberalizzazione del settore, con una decisa apertura alla grande distribuzione; blocco, riduzione e restituzione del carico fiscale sui carburanti; sospensione della Robin Tax".