Gregorio Grassi

Gregorio Grassi nacque nel 1833 a Castellazzo Bormida, in diocesi di Alessandria. Dopo i primi anni di studi nella sua cittadina, a quindici anni entrò come novizio tra i francescani, nel ramo detto dell’Osservanza. Proseguì gli studi in un seminario dell’ordine e nel 1856 venne ordinato sacerdote. Cinque anni dopo partì come missionario per la Cina, dove rimase per i quarant’anni seguenti. Nel 1876 venne consacrato vescovo e nel 1891 fu creato vicario apostolico dello Shan-si settentrionale. Ma nel 1900 scoppiò la famosa rivolta dei Boxers, così detta dal nome della società segreta cinese che la mise in atto. Appoggiata neanche tanto velatamente dall’imperatrice madre Tse-Hsi, la rivolta era diretta contro gli stranieri occidentali e la loro religione. Migliaia di battezzati cinesi ci rimisero la vita e anche parecchi missionari europei, suore comprese. L’esercito regolare in alcuni luoghi diede praticamente man forte ai fanatici Boxers (così gli inglesi tradussero il nome cinese della «società dei pugni»), i quali arrivarono ad assediare il quartiere delle legazioni straniere a Pechino. Qui i residenti e i pochi soldati riuscirono a resistere per quasi due mesi, fino a quando le potenze interessate non misero insieme un corpo di spedizione congiunto che raggiunse la capitale e detronizzò la dinastia. C’era di fatto tutta l’Europa, Italia compresa, più il Giappone e gli Stati Uniti. Il padre Gregorio Grassi, però, non ebbe fortuna: catturato nella sua residenza di Tai-yuang e fatto prigioniero, venne barbaramente trucidato dopo quattro giorni nel luglio del 1900.