Gregorio di Langres

Questo santo, che visse tra il V e il VI secolo, era nonno di s. Gregorio di Tours, vescovo e storico. Era conte di Autun in Borgogna ed era noto come uomo retto e severo. Dopo aver governato il suo distretto con pugno di ferro, in età avanzata decise di ritirarsi in monastero. Era una prassi abbastanza diffusa tra i nobili, che non a caso fondavano o beneficavano monasteri quando erano in attività, così da garantirsi un posto dove invecchiare e morire. Ma non si trattava di un mezzo per assicurarsi la vecchiaia, in quanto, i nobili specialmente, avevano figli e proprietà. Quegli uomini credevano davvero di dover pensare alla propria anima una volta compiuto il loro compito secolare. Ma Gregorio fu tratto dai propri propositi dal clero e dal popolo di Langres, che lo acclamarono vescovo. Fu così che l’inflessibile conte si trasformò nel pastore tenero e caritatevole, padre dei poveri e austero asceta. Pare che Gregorio usasse risiedere abitualmente a Digione, capitale della Borgogna e non lontana da Langres, e che qui fosse solito trascorrere parecchie notti in preghiera nella cattedrale. Una di queste notti gli apparve s. Benigno, che era stato l’apostolo della Burgundia ed aveva trovato il martirio proprio a Digione nel II secolo (forse sotto Marco Aurelio). Il santo gli chiese di far restaurare la sua tomba, che era in rovina. Gregorio eseguì e Digione divenne meta di folti pellegrinaggi. Il vescovo morì a Langres nel 539 e venne sepolto, come da sua richiesta, a Digione accanto a s. Benigno. Fu s. Venanzio Fortunato, il celebre poeta, a comporne l’epitaffio.