Griffe false, ogni azienda perde 4.200 euro

Parte il piano contro la vendita della merce "patacca". In campo anche
la Fiera di Milano. La guardia di Finanza: "Il trend è destinato a
crescere". Dalla Camera di Commercio un bando anti contraffazione. Oltre 1,5 milioni i prodotti sequestrati dall’inizio dell’anno e 370 le persone denunciate

Dalle borse alle cinture griffate, dai cd ai prodotti per l’igiene. Il tritacarne della contraffazione non risparmia nessun settore. Scimmiotta le grandi firme della moda, copia i marchi dei saponi venduti nei supermercati, fa circolare in nero la musica delle hit parade. Tanto che dall’inizio dell’anno ad oggi sono stati sequestrati oltre 1,5 milioni di prodotti «patacca» e denunciate più di 370 persone. Cifre impressionanti, un mercato che in Italia arriva a fatturare sette miliardi all’anno. E che in Lombardia fa perdere 4.200 euro all’anno a ogni singola impresa.
«Nel 2007 - spiega Fabrizio Rella, capo ufficio operazioni del comando provinciale di Milano della guardia di finanza - i sequestri sono stati 2,4 milioni e le denunce 557. Quest’anno il trend è destinato a crescere perché il periodo in cui si realizzano più operazioni è Natale». Nella battaglia contro la merce non originale, la Fiera di Milano fa la sua parte con un progetto di sensibilizzazione e la Camera di Commercio lancia un bando per le imprese con l’obiettivo di istruirle sulle tecnologie anti-contraffazione. «L’illegalità - spiega il presidente Carlo Sangalli - a partire dalla contraffazione e dall’abusivismo, è un danno per le imprese, un furto per lo stato e un crimine per la società. Combattere la mancanza di sicurezza vuol dire rendere le nostre imprese anche più competitive».
Anche le istituzioni scendono in campo. La Regione promuove una campagna anti tarocco per difendere il settore della moda, che solo in Lombardia rappresenta un terzo del fatturato italiano dell’abbigliamento tessile. «Intendiamo denunciare i danni - spiega l’assessore lombardo all’Industria, Romano La Russa - che la contraffazione produce, riaffermando il bisogno di tutela di tutti, creando consenso e cultura». Contro il business della cianfrusaglie «made in China», l’assessore alle Attività produttive del Comune, Tiziana Maiolo, propone una «rivoluzione culturale». «È importante - sostiene - affiancare l’azione di contrasto nei confronti dei venditori con una campagna di dissuasione nei confronti dei potenziali compratori». La sfida è quindi quella di convincere chi compra a non allungare la mano verso le borse false. Un gesto banale che tuttavia va dritto dritto a finanziare «le grandi mafie internazionali che tolgono lavoro ai figli e danneggiano la salute, visto che spesso i falsificatori usano prodotti non controllati e nocivi».
Non solo repressione, multe e sequestri. Ora la battaglia si fa più seria e punta a togliere i clienti al circuito di merce fasulla.